Sibel Tüzün, poliedrica artista turca che nella sua lunga carriera ci ha abituati a trasformazioni d'immagine e passaggi dal grunge al rock, dal'etnico alla discodance, torna sul mercato discografico dopo ben cinque anni.

Saten”, questo è il titolo del breve album (solo 5 tracce) pubblicato dalla Tüzün qualche settimana fa, è un ritorno al passato, riprendendo il discorso etnico iniziato con “Kirmizi” nel 2004 e continuato con l'EP dell'anno successivo ma interrotto quasi di botto dopo la nomina a rappresentare la Turchia all'Eurovision Song Contest 2006 col pezzo “Süper Star” che aveva portato la cantante ad una virata verso generi più pop e dance, e soprattutto a causa della pausa di qualche anno data dalla nascita del figlio.
A dire il vero l'album era in cantiere già dal 2005. Fu infatti pubblicato in quell'anno, solo per il dowload su iTunes un singolo pilota dal titolo “Seviyorum Sevecegim” (Ti Amo e Ti Amerò), che non ebbe però il tempo di guadagnarsi i favori del pubblico a causa della più importante (e ben più pubblicizzata) partecipazione all'Eurofestival di Atene. Dopo due anni dedicati alla dance e altrettanti passati a produrre jazz (peraltro con eccellenti risultati) in coppia con Selen G, ma senza mai pubblicare nessun album, ecco che Tüzün rispolvera “Saten”, lo riarrangia, probabilmente lo reincide e finalmente lo pubblica.

L'album, orfano di “Seviyorum Sevecegim”, si apre con la title-track. Fin dalle prime note si delineano ritmi caldi, percussioni orientali ed atmosfere squisitamente turche. Siamo in un'Anatolia assolata e ospitale, calda ed affascinante. Nulla a che vedere con la Istanbul ultramoderna ed Occidentale che potevamo immaginare coi singoli danceAç Telefonu” e “Yaz Aski” di due anni fa. Non manca qualche venatura rockeggiante con incursioni di chitarra elettrica, che rendono l'esecuzione più grintosa e divertente. Il pezzo è orecchiabile e la voce della Tüzün non perde il caratteristico suono sensuale e caldo, trait-d-union di tutto l'album. I vocalizzi tipici della musica anatolica e mediorientale sono giusto accennati e non disturbano, anzi, affascinano.

Segue “Çok” (“molto”), che si apre con un insieme di fiati e archi. L'atmosfera è la stessa del pezzo precedente, forse vagamente più malinconica. Ma è “Erkekleri Taiyin” (conoscere gli uomin), cover del pezzo di Ajda Pekkan, a parer mio la perla dell'album. I ritmi si fanno incalzanti, la melodia è estremamente allegra e simpatica. Sembra di assistere ai festeggiamenti per un bel matrimonio o una circoncisione, in cui uomini e donne di tutte le età si lanciano in danze tradizionali – quelle simili in tutto il Mediterraneo, dalla Sardegna alla Grecia, dalla Turchia a Malta. I cori maschili danno un tocco ancor più anatolico ma non disturbano: sono appena accennati e le voci sono ben omogenee con quella della Tüzün che, benché vivace e divertita, rimane sempre calda e profonda.
Sana Anlatman Lazim” ha dei ritmi altrettanto energici, ma è decisamente più sensuale e romantica rispetto alla precedente. Tüzün spiega la voce e si lancia in vocalizzi lunghi, gorgheggi ed acuti sempre impeccabili, supportata dalle onnipresenti percussioni. Sensualità ed energia si fondono in un pezzo estremamente accattivante.
A chiudere abbiamo l'unica ballata del minuscolo album, “Maalesef” (Purtroppo). L'atmosfera si fa lenta ed estremamente romantica e dolce. Dopo il primo minuto di ritmi vagamente malinconici, ecco entrare in scena nuovamente le chitarra elettrica, accompagnata dalla batteria, a dare al brano una struttura sì malinconica ma sicuramente più energica.
L'album si conclude così, lasciando l'ascoltatore ancora col fiato sospeso a desiderare d'essere ancora deliziato da brani di tale qualità e bellezza. Delude un po' la brevità di “Saten: quando ho finalmente avuto la mia copia, il mio primo pensiero è stato che, dopo tanti anni di semi-silenzio, mi sarei aspettato da Sibel Tüzün qualcosa di più. Di più, non di meglio, perché questi cinque pezzi sono davvero – a mio parere – bellissimi, e forse proprio per questo non bastano. Dipendesse da me, anziché “Saten”, intitolerei quest'album “Coitus Interruptus”. Ironico.

Elenco e tracce

01   Saten (04:16)

02   Çok (02:59)

03   Erkekleri Tanıyın (02:50)

04   Sana Anlatmam Lzım (03:10)

05   Malesef (Sen Beni Bilemezsin) (04:19)

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