UK: pioggia, fish & chips, la Regina d'Inghilterra, i Beatles; ma anche una delle band più sottovalutate del panorama Rock/Metal (sopratutto Metal) degli ultimi 20 anni.
Pionieri di un Tech/Math Metal progressivo e cangiante, quello che dopo qualche anno e qualche disco sarebbe diventato il cosiddetto "Djent", grazie all'apporto di Meshuggah, The Dillinger Escape Plan e pochi altri (tra cui i SiKth, per l'appunto), al secondo parto propongono un sound fatto di tempi stortissimi, chitarre ribassatissime (6 corde un semitono sotto, con la sesta corda in G#), voci ispirate ai Korn più moderni, un basso funky e una sezione ritmica in generale potentissima.
Un cocktail interessante, sopratutto per i tempi in cui esplodeva il Metalcore e i "Nu" Metallari si stavano appunto spostando verso nuove sonorità: canzoni come Part of the Friction, Bland Street Bloom, Summer Rain rappresentano dei veri e propri capolavori purtroppo sottovalutati al tempo dell'uscita di questo suddetto, appunto, capolavoro, mentre il resto della tracklist si assesta su livelli che oscillano tra il grandioso e l'ottimo, una su tutte, la jazzata e progressiva When the Moment's Gone, una delle tracce migliori del lotto.
Un sound dannatamente fresco e innovativo, copiatissimo negli anni futuri, in maniera quasi smisurata, senza contare ovviamente la quantità smisurata di band cloni e simili nate grazie a questa band e a questo disco in particolare (Fellsilent, etc.), citando ovviamente anche i vari "tributi" di grupponi come Periphery e Monuments, che hanno pubblicamente citato la band inglese come grande ispirazione per la loro musica.
Insomma, una proposta "vecchia" ma che non deve assolutamente mancare per chi vuole ascoltare della musica veramente eccezionale, e sopratutto, capire come si è evoluto il genere "Heavy" negli ultimi 20 anni.
Gioiello.
Questa è una band capace di ridurre in briciole e spazzare via ogni sorta di stereotipo, mischiando una quantità incalcolabile di generi e stili musicali.
Album validissimo, che piacerà tanto a chi è in cerca di suoni fuori dal comune, tanto a chi vuole musica aggressiva e ben suonata.
Il mood è decisamente più cupo e opprimente e il titolo dell’album è assolutamente esplicativo del senso di “morte dentro”.
Un disco riuscito a metà con molto tecnicismo e poche idee. Un vero peccato per una band che ben faceva sperare.