Il film documentario "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo", visto l'altra sera, mi ha indotto ad immaginare come, in un futuro indefinito in Italia, si potrebbe pensare al ricercatore italiano sopra citato. Il mio timore e` che si finisca per dimenticarlo se gia` 10 anni dopo la sua morte violenta non sia stato portato a termine , fra mille ostacoli, il processo in corso a Roma dal 2024. Forse sono un inguaribile pessimista, ma quanto visto mi ha causato un sentimento di scoramento.
Il regista Simone Manetti, noto documentarista, snocciola con vari filmati nell'arco di 97 minuti le tappe di una vicenda ben nota. In sintesi, Giulio Regeni era un dottorando presso l'universita` di Cambridge che era stato inviato a Il Cairo per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani, specificatamente quelli del settore dei venditori ambulanti. Una ricerca che presentava aspetti rischiosi, dato che Giulio era venuto a contatto con sindacalisti inclini a passare informazioni anche agli occhiuti e sospettosi tutori dell'ordine alle dipendenze del governo autoritario di Al Sisi. E in questa rete di infidi personaggi finisce invischiato il dottorando italiano, di cui non si avranno piu` notizie dal 25 gennaio 2016. Il suo corpo, fatto oggetto di indicibili torture, sara` poi ritrovato in una zona periferica e malfamata de Il Cairo il successivo 3 febbraio 2016. E gia` qui potrebbe bastare quanto dichiarato dalla madre di Regeni che disse di aver riconosciuto la salma del figlio solo dalla punta del naso, in quanto il resto era stato martoriato al punto da far pensare che tutto il male del mondo si fosse accanito su quel povero cristo. Chissa` forse i paranoici torturatori egiziani avevano scambiato Regeni per una specie di spia italo britannica, piu` pericolosa dello stesso agente 007 James Bond...
Purtroppo, quanto segue e` stato ancor piu` avvilente. Le autorita` egiziane cercano di depistare le indagini, lasciando intendere che in fondo Regeni se l'era andata a cercare in ambienti di malaffare e prostituzione maschile. Solo con il richiamo a Roma dell'ambasciatore italiano in Egitto pare che Al Sisi si dimostri propenso a collaborare per fare luce sugli eventi e sui responsabili. Ma e` solo piu` apparenza che sostanza, considerando che il processo iniziato a Roma nel 2024 ha come imputati 4 agenti del controspionaggio egiziano che non sono stati estradati e nei cui confronti gravano indizi pesanti.
Si dira` che e` gia` qualcosa, dopo anni di sensibilizzazione sulla tragica vicenda grazie all'encomiabile impegno dei genitori di Giulio e dell'avvocata Ballerini, alle varie manifestazioni pubbliche in Italia. Tutto ricordato nel documentario che mostra anche il filmato in cui Regeni inconrra un sindacalista egiziano pochi giorni prima dell'epilogo tragico dei fatti. Il che ci conferma che nelle strade infide de Il Cairo non mancavano traditori e doppiogiochisti.
E` un passaggio angosciante , ma non e` a mio avviso l'unico. Intanto, vedere le immagini di certi personaggi politici italiani all'epoca in posizione apicale e cosi` contriti nell'incontrare i coniugi Regeni ed auspicare che giustizia sia fatta non mi ha certo rassicurato (infatti non ci sono sentenze definitive sul caso). Ma ancora peggio e` stato vedere un gruppo di imprenditori italiani a Il Cairo che, per voce di Descalzi presidente dell'Eni, confermavano i buoni rapporti commerciali ed economici fra Italia ed Egitto. Al Sisi, ras dell'Egitto, gongolava felice e come potrebbe lil governo italiano, visto che l'Italia e` mportatrice di materie prime, decidere di rompere i rapporti diplomatici con l'Egitto? Qualcuno cantava "money makes the world go round" e la verita` sul caso Regeni puo` attendere in uno stanzino attiguo..
La sassata finale, pero`, e` stata per me la notizia recente che la commissione del Ministero della Cultura (ministro Giuli dove sei?) ha deciso di non concedere fondi pubblici al documentario "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo" per il semplice motivo che denota uno "scarso interesse culturale". Della serie: meno si parla della vicenda Regeni e meglio e` (potrebbe essere troppo imbarazzante per i buoni rapporti fra l'attuale presidente del Consiglio italiano e Descalzi presidente dell'Eni).
Dal momento che vedere l'opera recensita non e` cosi` facile, mi sento di consigliare a tutti voi che mi avete letto finora di provvedere. Giulio Regeni non solo merita la giustizia che gli spetta, ma pure di non finire nel dimenticatoio. I cittadini italiani di buona volonta` glielo devono e non vorrei proprio che fra 10 anni ci ritrovassimo a chiederci chi ha ucciso un italiano innocente.