Copertina di Simple Minds Once Upon A Time
mgthree

• Voto:

Per appassionati di musica anni '80, fan del rock e new wave, cultori della storia musicale e critici
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LA RECENSIONE

Una volta raggiunto il tetto del mondo, cosa rimane da fare?
Cadere ovviamente.

C'è chi ruzzola con stile, si rialza, si spolvera e riprende a salire, c'è chi invece, come i Simple Minds, tocca terra quando ancora sogna di volare. "Once Upon A Time" è il vuoto della caduta. Non stiamo parlando di un album scadente, anzi, è proprio la sua qualità esplicita a dare l'illusione del volo ai ragazzi di Glasgow, reduci da un percorso musicale complesso e travolgente, dai confusi inizi di "Life In A Day" all'apice creativo di "New Gold Dream"; qui i nostri eroi non si accontentano di aver creato un capolavoro osannato da critica e pubblico. Vogliono ottenere il suono che hanno nelle loro semplici menti: potente, limpido, largo.

Lo raggiungono negli otto brani di questo album, dedicati alla platea più vasta possibile, quella europea che apprezza il new-wave-sound, quella americana che canticchierà l'inno tipo "Alive And Kicking". Ed in questo cercare di accontentare tutti, compresi sè stessi, i Simple perderanno di vista il nocciolo creativo e disperderanno le loro energie in concerti ed eventi sempre più imponenti. Ma visto da fuori, in modo asettico e decontestualizzato, l'album ha tanto di buono, segno che la qualità dei vari Kerr, Burchill e McNeil non è acqua.

Dalla title-track a "Wish You Were Here" le idee compositive si snodano libere, mentre "Ghostdancing", "Sanctify Yourself" e "Oh Jungleland" sono energia pura; l'intero album è un intreccio di soluzioni di chitarra e sinth, con il cantato a fare da accompagnamento, ma sono le percussioni  di Mel Gaynor a dominare il suono. Un inno alla creatività a briglia sciolta, alle infinite possibilità della musica, che però fa da preludio al vuoto inventivo e al distacco di McNeil, dopo l'uscita dell'ottimo, ma freddo, "Street Fighting Years" 3 anni più tardi.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Once Upon A Time, album fondamentale dei Simple Minds caratterizzato da un suono potente e ampio, espressione di una band ricca di talento. Il disco tenta di abbracciare un pubblico più vasto, mixando new wave e rock con grande energia, ma svela anche i primi segni di un declino creativo. Pur apprezzabile, l'album segna il preludio a un distacco artistico successivo. Le performance di chitarra, synth e percussioni sono in evidenza, con Mel Gaynor protagonista.

Tracce testi video

01   Once Upon a Time (05:45)

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02   All the Things She Said (04:16)

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03   Ghost Dancing (04:45)

04   Alive and Kicking (05:26)

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06   I Wish You Were Here (04:42)

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07   Sanctify Yourself (04:57)

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Simple Minds

I Simple Minds sono uno dei gruppi rock più influenti emersi dalla scena scozzese tardo anni '70. Famosi per aver coniugato post-punk, new wave, elettronica e un’energia da arena, hanno scritto brani immortali e attraversato decenni di trasformazioni sonore. Jim Kerr e Charlie Burchill sono i pilastri storici della formazione.
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