Copertina di Soilwork Stabbing the Drama
OzzyRotten

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Per appassionati di metal melodico e thrash, fan dei soilwork e del metal scandinavo, ascoltatori alla ricerca di album potenti ma melodici
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LA RECENSIONE

Rispetto a tutto quanto si possa dire o non dire dei Soilwork, rispetto al mare di polemiche e vituperio che li ha sommersi nell'ultimo periodo, essi, pur non rinunciando ai facili "coretti" e alle melodie diffuse in stile orecchiabile e a volte improprie per brani di una certa portata e che lasciano qualche segno, con questo "Stabbing the Drama" hanno inteso dare una scossa forte e palese al loro suono che, oggi si ritrova potente, ben strutturato e "muscoloso". Certo, l'ombra degli In Flames aleggia pericolosa in ogni solco, ma piuttosto che tenersi lontano dal pericolo, i Soilwork hanno voluto imprimere tracce precise e perfettamente riconoscibili riguardo alla loro ultima produzione, curandosi con indifferenza degli evidenti (ed imbarazzanti) paragoni inevitabili.

Oggettivamente "Stabbing the Drama" è un bel lavoro, concreto, sistemato e poderosamente prodotto, di Death Melodico che, quasi sempre fa a cazzotti con un Thrash pestato ma mai marcio o malato. Violenza sì, ma entro confini e canoni ben definiti e precisi, senza strafare, senza esagerare, senza che ci si debba prender noia ad affermare: "Ah, però, Diavolo! Questi suonano come i...".
Niente di tutto questo.
Undici canzoni che trascinano dall'inizio alla fine, che cedono (volutamente) molte volte ad amplessi melodici e soffuse atmosfere notturne e stradaiole, ma che, in molti ambiti ed aspetti invece, dimostrano che le incazzature di una volta, la frustrazione, l'ira e tutto quanto il bagaglio della vecchia scuola Trash comporta, con annessi e connessi, è più che mai vivo e convincente.

"Stabbing the Drama", "Blind Eye Halo", "Observation Slave" lo dimostrano appieno e senza tanti complimenti. Ma, d'altro canto, ci sono pure momenti nostalgici e piccoli rigurgiti di tristezza, che trovano posto in canzoni come la bellissima "Nerve", ma anche con "If Possible" e con "Wherever Thorns May Grow", dagli attacchi "modernisti" e quasi "nu", per sciogliersi poi in un cantato perfetto sempre in bilico tra "scream" rabbiosi e "clear" dinoccolati e malinconici, con, in sottofondo, una sezione ritmica debordante e chiara negli intenti potenti e cristallini.

Nessuna lode e nessuna infamia, dunque, per un album che di sicuro non verrà ricordato negli anni, ma che certamente, invece, farà la gioia dei vecchi fans dei Soilwork, persi e adesso ritrovati.
Speriamo però che non sia l'ennesimo fuoco di paglia, prima di un'ulteriore caduta di stile.

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Riassunto del Bot

La recensione evidenzia come Stabbing the Drama rappresenti una scossa nel sound dei Soilwork, con un mix potente e muscoloso di death melodico e thrash. L'album alterna energia rabbiosa a momenti più melodici e riflessivi, risultando solido e ben prodotto. Pur senza rivoluzionare la scena, il lavoro soddisfa i fan storici e conferma la band come protagonista del metal svedese.

Soilwork

Soilwork sono una band svedese di melodic death metal nata a Helsingborg nel 1995, fondata da Björn "Speed" Strid e Peter Wichers. Nel tempo hanno integrato elementi alternative e metalcore mantenendo una forte impronta melodica. Hanno pubblicato album chiave come A Predator's Portrait, Natural Born Chaos e il doppio The Living Infinite.
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