Copertina di Solefald Jernlov
fjelltronen

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Per appassionati di black metal, sperimentazione musicale, fan della scena metal norvegese e ascoltatori di metal progressivo e folk.
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LA RECENSIONE

Il flebile ricordo del brumoso undergound di provenienza norvegese palpita in queste quattro preziose tracce, torbido ritratto di carnevalesche combinazioni sonore. Il combo di Kristiansand lascia fluire armonie dissonanti, coraggiose nell'affrontare ardite sperimentazioni, spiazzando elegantemente i fruitori di questa proposta, che fa della bizzarria l'elemento portante. Cornelius e Lazare spadroneggiano poliedrici tra distorsioni corrosive, ritmiche pazzoidi, voci inumane e torturate, avvolgenti arrangiamenti prog-sinfonici. Il tutto amalgamato sapientemente dalla ferocia di matrice black che funge da perfido tappeto sonoro, conferendo un alone di cupa tetraggine a questo breve lavoro.

Il talento del duo si arguisce rapidamente nella folle apertura di "Motmenneske"dove un breve arpeggio acustico lascia campo libero ad accelerazioni al salnitro e chitarre velenosissime si accoppiano con urla acute, reminiscenti riti ed amplessi di pura bestialità. Riffs come fredde muraglie di cemento inseguono pause atmosferiche di pregio ove timide tastiere fungono da "leganti"per un patchwork di schizofrenia incontanibile. In "Philosophical Revolt" la sperimentazione domina incontrastata, le coordinate sonore vengono stravolte liberando la spigolosità selvaggia dei Solefald. Il cantato spazia da shrieks malatissimi ad un "pulito"catatonico e lamentoso, il rifferama lenisce la brutalita` catartica arricchendosi di leads eleganti mentre un break etno-ambient accarezza dolcemente, stemperando la malvagità del soffocante black nordico.

Folle poesia, virate di richiamo folk e chitarre compresse dominano "Sivilisasionens slör-ravnens fall" nella quale un drumming imperioso sorprende per talento ed energia. Nel finale compaiono inserimenti atmosferici guidati da fiabesche cornamuse che portano la mente tra vallate erbose ed umide lingue di nebbia. Nel pezzo finale"When the moon is on the wave", ispirato dal liricismo del neo-romantico Lord Byron, si intravede un'immediatezza sorprendente, le chtarre glaciali sciolgono la loro distorsione schizoide in un lago di liquide tastiere dal touch vagamente symphonic-horror, mentre le vocals rimandano ai Katatonia di "Discouraged Ones"grazie ad un fluire lacrimoso e sconsolato. Composto nel periodo della seconda"ondata black" "Jernlov" lascia arguire le capacita`della band che esploderanno nella torrenziale pioggia di emozioni dei successivi lavori "The lLnear Scaffolds" e "Neonism".

Dolcezza-selvaggia.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta Jernlov dei Solefald come un lavoro breve ma ricco di sperimentazioni audaci e atmosfere cupe. Il duo norvegese unisce black metal feroce a elementi folk, prog-sinfonici e ambientali, creando un sound originale e sorprendente. Le tracce sono descritte come un patchwork sonoro fatto di distorsioni, voci torturate e passaggi evocativi. Il lavoro anticipa la crescita artistica della band nei successivi album.

Tracce

01   Motmenneske (02:56)

02   Philosophical Revolt (04:30)

03   Sivilisasjonen slor - Ravnens fall (04:05)

04   When the Moon Is on the Wave (05:47)

Solefald

Solefald è un duo norvegese di avant‑garde metal formato nel 1995 da Cornelius Jakhelln e Lars Are “Lazare” Nedland. È noto per fondere black metal con jazz, folk, organo, sax ed elettronica, oltre che per concept ambiziosi come l’Icelandic Odyssey.
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