I monumenti cadono in pezzi, devastati con rabbia capitolano a terra, non c'è più posto per falsi miti, il divismo, i virtuosi accademici, il culto della personalità, l' isteria di massa, tutto finito.

Tra i calcinacci e le rovine di quella Berlino primi anni 80' pare quasi di scorgere queste sagome in penombra, vagano come spettri a ridosso del muro, non sanno che farsene di un passato che mai gli è appartenuto, la vecchia musica andrà demolita, ogni mezzo sarà lecito, ogni limite dovrà essere superato.

Lo spirito di Sprung Aus Den Wolken aleggia tra quelle macerie come corvi plananti su carni decomposte, uno spirito puro come cristallina acqua di montagna, uno spirito profondamente naif, puro istinto, nessun ragionamento, un manifesto di creatività debordante, figlio mutante e bastardo di quei sudici ruderi.

L' intelaiatura scheletrica dei brani è come imbevuta in colori sgargianti ma intorpidenti, pochi elementi, il ritmo come fulcro centrale, un suono svuotato, disadorno e psicoattivo.

In pezzi come "Noch Lange Nicht" e "A-i Akcam La" un laido e grooveggiante basso funk rimbalza gommoso tra pareti nude mentre la voce concitata e declamante pare comandare un plotone d' esecuzione, scorie acide proto-technoidi traboccano in "Freue Mich Auf Dich" e "Urlaub Fur Ganz Berlin" nevrotiche schegge soniche roventi imbrattate di fango ed elettronica rudimentale, vi sono poi strerpaglie fitte, umide e marcescenti di esotismo tribalista-psicotropo come "Langst Fallig", "Begehre Dich" e la colossale "Nur Noch Beben" intrise fino al midollo di percussioni Gamelan, risuonano fervide e appiccicose, surreali nel loro incedere storpiato e pericolosamente psicolabile.

"...che bruci più di quanto illumini"

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