Stephen King
The Outsider

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Voto:

Stati Uniti. Oklahoma. Flint City. Luglio di un anno ignoto.

Frank Peterson, 12 anni, viene stuprato con il ramo di un albero ed ucciso. I pubblici poteri individuano agevolmente il brutale assassino, ma la legge degli uomini - razionale e, perciò, fallace - inciampa, laddove 2 + 2 non fa sempre 4: non può essere ed è, che la logica vada pure a farsi fottere.

Del resto, King così esordisce «il pensiero si limita a conferire al mondo una parvenza di ordine, per chiunque sia abbastanza debole da convincersi che un ordine ci sia davvero» (C. Wilson, The Country of the Blind).

Inizio fulminante, con le prime 200 pagine che scuotono le viscere, proseguo sufficiente. Da altro punto di vista, scrittura senza fronzoli, ma che arriva; insomma non è jazz, siamo piuttosto dalle parti del rock.

In queste pagine il topos dell’irriducibilità al razionale del reale - ovvero, dell’ignoto che squarcia l’ordinaria periferia americana (l’atavica inquietudine che genera questa contrapposizione è la cifra del Re) - si mescola, quindi, con i meccanismi che smuovono il diritto punitivo, estremo baluardo eretto dallo Stato contro i mali che corrodono la società. Pare chiaro a King il dover essere dello ius criminale: è lo strumento giuridico più intollerante nelle mani dello Stato ed il suo impiego necessita di limiti; tuttavia, la quotidianità penalistica - alle prese con i suoi demoni - butta nel cesso gli opuscoli di quattro vecchi e rincoglioniti filosofi illuministi. Ora, nella caccia al mostro è sacrificabile la testa di qualche innocente, oppure accettare il rischio di lasciare libero il colpevole? Tertium non datur, benvenuti a Flint City, Oklahoma, Stati Uniti.

Da parte mia, «poniamoci la famosa questione: che daremo noi se apprendessimo che per la salute del popolo […] ci fosse in qualche luogo un uomo, un innocente, che è condannato a eterne torture? Noi vi consentiremmo forse, a patto che un filtro magico ce lo facesse dimenticare, a patto che non ne sapessimo più nulla: ma se dovessimo saperlo […] dirci che quest’uomo è sottoposto ad atroci supplizi perché noi potessimo esistere, che questa è una condizione dell’esistenza in generale, ah no, piuttosto accettare che nulla più esista, piuttosto lasciare saltare il pianeta […]» (S. Satta, Il mistero del processo, in Riv. dir. proc. pen., 1949, I, p. 288).

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Commenti (Otto)

llawyer
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Salvatore Satta sul Debasio...non lo avrei mai immaginato!
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hellraiser
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Sono appassionato di King ma questo non ancora letto. Non riesco bene a capire la trama dal tuo scritto ma sembra interessante.. approfondirò
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Raskolnikov1789
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Rileggendo, temo di essermi troppo soffermato sul mio parziale punto di vista, uno tra gli infiniti, nel prossimo ed eventuale scritto tenterò di curare di più la descrizione 'oggettiva' dell'opera. In ogni caso, grazie per il feedback!
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Falloppio
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Sono un grande appassionato di King. Avevo timore a leggere la tua recensione. Poi ho detto, ma si, soni curioso.
Meno male che non ho capito un c****.
Meglio così. Lo compro di sicuro.
Si è spostato in Oklahoma...meglio, così vedremo paesaggi diversi.
BËL (00)
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Falloppio: ....meglio così...
Quante minchiate escono a dettare i messaggi al cellulare
Raskolnikov1789: La prossima cercherò di rendere i miei trip pseudo giuridici più leggibili; comunque, per me non il miglior King (It; mi mancano, però, pezzi da novanta come L'ombra dello scorpione), anche se la prima parte mi ha colpito molto.
Falloppio: Compro....
madcat
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Sto divorando il mio primo romanzo di King proprio in questi giorni ("IT"). Ne comprerò presto senza dubbio altri, ma questo nuovo immagino non sarà tra i primi.
BËL (01)
BRÜ (00)

Raskolnikov1789: It il mio preferito, una sorta di macchina del tempo per rivivere di nuovo l'adolescenza tra pomeriggi in bici e avventure boschive! E poi It, e il 2 + 2 che non fa 4
Falloppio: Vai con The Dome...
madcat: Eh, sarà dura la scelta!
Cervovolante
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Ma insomma non ho capito se è al livello dele cose migliori di King
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Raskolnikov1789: Non credo che sia al livello delle sue cose migliori, ma lo reputo un ottimo libro: intrattiene e accende i riflettori su alcuni meccanismi della nostra società (la vendicativa ricerca della testa da tagliare con il fastidio per la garanzie tramandate da un passato glorioso).
Onirico
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Ho seri dubbi, ma io sono di natura diffidente.
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Raskolnikov1789: Diceva qualcuno "chi dubita sa e sa il più che si possa sapere"!
Bartleboom
Bartleboom Divèrs
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L'ho mollato completamente per quasi un ventennio, dopo che mi aveva deluso per due libri di fila (Il Gioco di Gerald - che però ho rivalutato - e La bambina che amava Tom Gordon) e subito prima che iniziassi a leggere roba un bel po' diversa. Complice che oggi leggo praticamente solo per rilassarmi, più o meno quattro anni fa, mentre ero al mare senza neanche un bugiardino dei medicinali da leggere, mi sono ritrovato in una microlibreria di un centro commerciale e l'unica roba che vagamente mi ha ispirato era un suo romanzo. Posso dire di avere ricominciato a leggerlo (mi sono letto Cose Preziose, che mi mancava, e sono a metà de La Torre Nera - mentre scrivo ho sul comodino La Sfera del Buio). Come ho già scritto di recente: lui è un genio. Davvero non credo che nella narrativa popolare moderna ci sia qualcuno anche soltanto degno di lavargli le mutande con la lingua per inventiva, intreccio, caratterizzazione dei personaggi e un altro paio di migliaia di motivi. Però, santa miseria, quanto è ellittico e prolisso... E' piuttosto inquietante anche solo provare a tenere conto della mole inumana di posti, paesaggi, personaggi anche solo ultramarginali che "si capisce" lui, mentre scrive, ha perfettamente delineati in testa. E poi è lo scrittore preferito di uno che conosco e che ho salvato sul cellulare come #geenoomerda
BËL (01)
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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