Copertina di Stone Temple Pilots Purple
Tegucigalpa

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Per amanti del rock anni '90, fan del grunge e alternative rock, appassionati di musica rock storica e critici musicali
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LA RECENSIONE

“Purple” fu il disco della consacrazione per la band di Scott Weiland e dei fratelli di De Leo, quello che permise ai suoi autori di zittire chi li aveva dipinti, all’epoca del loro fortunatissimo esordio “Core”, come inutili cloni dei divini Pearl Jam, Alice in Chains e Soundgarden.

Ad essere onesti, va detto che in quell’album vi era più di un elemento che poteva essere ricondotto al sound dei gruppi di Seattle. Ma con “Purple” il gruppo di San Diego dimostrò anzitutto di non essere una “one hit wonder”, e che il songwriting non si appiattiva sugli stereotipi grunge per fornire comunque una manciata di ottimi brani. Anche il cantante Scott Weiland salì in cattedra, togliendosi di dosso l’ombra di Layne Staley e di Eddie Vedder, che aveva forse danneggiato episodi del precedente album, come “Dead and bloated” e “Plush”.

Stilisticamente, i brani di Purple possono essere divisi in due parti: una prima che ripercorre i sentieri grunge-da-classifica di “Core”, e una seconda che offre variazioni in merito. Tra i brani del primo gruppo spiccano i solenni midtempo di “Still remains” e “Meat plow”, l’imponente ballad “Interstate love song” e una ispirata “Lounge fly”, che sembra provenire dal terzo lp del Dirigibile. I piatti forti di “Purple” stanno però in quegli episodi che eludono i cliché di “Core”: in particolare il primo singolo “Vaseline”, fenomenale esempio di minimalismo applicato al rock, Due minuti asciutti e intensi per uno dei brani più famosi dell’era alternative-MTV. Bellissima anche “Big empty”, in cui parti jazz si sovrappongono a un refrain memorabile, lo strascicato folk di “Pretty Penny” – che offre un Weiland in forma strepitosa – e “Army ants”, in cui suggestioni funk-psichedeliche alla Jane’s Addiction movimentano il consueto spartito dei De Leo. In soldoni, "Purple" è un disco il cui ascolto risulta ancora godibilissimo anche a oltre 10 anni dalla sua pubblicazione.

Gli Stone Temple Pilots certamente stanno un gradino sotto i gruppi-monstre dell’era grunge, ma hanno regalato pagine eccellenti e canzoni simbolo di un’epoca.

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Riassunto del Bot

Purple è l'album della consacrazione per gli Stone Temple Pilots, che con questo disco hanno superato le critiche di essere cloni dei gruppi di Seattle. Il lavoro evidenzia un songwriting solido e brani che spaziano dal grunge classico a sperimentazioni jazz, folk e funk. Scott Weiland si afferma come cantante distintivo e convincente. Ancora oggi, Purple risulta un ascolto godibile e rappresenta una pietra miliare del rock alternative anni '90.

Tracce testi video

Stone Temple Pilots

Gli Stone Temple Pilots sono una rock band statunitense associata alla scena alternative/grunge degli anni ’90. Nelle recensioni ricorrono sia il successo di pubblico sia le discussioni su somiglianze e influenze rispetto ai gruppi di Seattle, insieme all’evoluzione verso sonorità più pop-rock/classic rock e alle ripartenze dopo cambi importanti in formazione.
17 Recensioni

Altre recensioni

Di  embryo

 "Assemblano dunque melodie graziose, accattivanti e conformi ai gusti di massa e sembrano esserne addirittura consapevoli."

 "Gli Stone Temple Pilots non possiedono queste caratteristiche [...] e 'Purple' non fa eccezione alla regola secondo cui i loro dischi suonano più o meno come delle compilations di artisti vari grunge."