C’era una volta (e ci sarà per sempre) una band californiana di nome Subtonix, proveniente da San Francisco e composta, unicamente, da donne. Originariamente formata da Jessy Panic and Cookie Tuff, rispettivamente bassista e batterista ma, soprattutto, principali cantanti delle Subtonix, il gruppo ha subito, nel tempo, vari ed eventuali cambiamenti di line-up. Ricostruirli, ora, in modo minuzioso, non sarebbe nè utile, né importante. Desidero, soltanto, sottolineare che nelle Subtonix ha militato anche Jessie Evans (poi fautrice dei The Vanishing), al tempo nota come Jessie Trashed. Ritengo che proprio lei, bassista, voce (assieme a Jessy Panic e Cookie Tuff) e, soprattutto, sassofonista, sia stata un elemento imprescindibile del gruppo. Infatti, oltre alla formazione tutta al femminile, la nota di freschezza che impreziosisce il death rock, di per sè originale e innovativo, che le Subtonix propongono è proprio l’uso del sassofono. Non ci sono eguali, né paragoni possibili con altre forme di esistenza del death rock americano e internazionale, presente o passato.

Differentemente da quanto accade a taluni artisti che, nel passaggio da un gruppo a un altro, si portano dietro, quasi come una scia, un mood e uno stile che li ricollega, facilmente, a ciò che è stato già fatto precedentemente, il contributo apportato da Jessie Evans alle Subtonix non preannuncia ciò che avverrà, in un futuro prossimo, con i The Vanishing, in cui le linee di sassofono giocano, ancora, un ruolo strutturale. Gli stili delle due formazioni sono, infatti, decisamente differenti e proporre uno strampalato paragone risulterebbe azzardato. Mentre, per le Subtonix, il death rock la fa da padrone, il punk proposto dai The Vanishing è impreziosito da inserti synth-pop e new wave. Dopo averci regalato, nel 2002, un meraviglioso full-lenght, oggetto della presente recensione, e una manciata di singoli ed EPs (nel 2001 lo split con Glass Candy And The Shattered Theatre, nel 2002 i singoli “Too Cool For School” e “Subtonix”), le Subtonix paiono essere svanite nel nulla: forse si sono sciolte, forse non hanno semplicemente più voglia di suonare, forse… qualunque cosa sia successa, per fortuna, ci hanno lasciato lavori molto interessanti e di chiara qualità.

Veniamo, quindi, alla recensione dell’album “Tarantism”, pubblicato nel 2002 con l’etichetta del New Jersey Troubleman Unlimited. I testi dei vari brani sono sinistri e inquietanti, proprio come i look delle Subtonix che, durante le performances live, figuravano vestite da infermiere/reginette di bellezza, coperte interamente di sangue (consiglio di andare a vedere le poche foto ancora rimaste in Google dei loro concerti, perché anche nel look palesavano una buona dose di originalità e sana intraprendenza). Per entrare nel mood giusto, assaporando le prime sferzate di sassofono, l’album si apre con la trascinante e vorticosa “Into The Fire” e, scivolando per “Dropout” si giunge a uno dei pezzi più riusciti e d’impatto di tutto questo lavoro, ovvero la bellissima “Black Nails In My Coffin”, una delle poche tracce non accompagnate dalle famose linee di sassofono. Dato che le Subtonix non scherzano mica, anche la successiva “Ashtray Girl”, col suo ritmo agitato e conturbante, è un pezzo che proprio non lascia indifferenti, facendo rimanere senza fiato. Giusto per riprendere un attimo il respiro (neanche tanto!), la successiva “My Favorite Way To Die” sembra essere meno frenetica…ma le cose non sono mai quello che sembrano e il pezzo rivela una progressiva anima inquieta, che collima con un inaspettato controtempo, il quale accompagna l’ascoltatore verso la porta di uscita di questa stanza sonora, in direzione della prossima avventura. Siamo, quindi, catapultati nella sesta traccia, “Throwing Rocks In The Sewer”, il cui ritmo cresce e aumenta con l’ascolto. Ci troviamo di fronte a un altro brano accattivante, certamente riuscito.

Il viaggio sonoro sulle montagne russe che questo album rappresenta, tra momenti in rallentando e parti in accelerando, prosegue spedito con “In Theatres” e si rivela, seppure con un po’ meno veemenza, anche in “Berlin 1930”. Eccoci, quindi, giunti a “X-Rated”, penultima grazia: un brano veloce e penetrante, come una pallottola appena esplosa, che ci fa presagire un finale col botto. L’album, infatti, si chiude, magistralmente, con una riuscitissima cover di “Vertigo” dei The Screamers. Arrivati a fine corsa, anche se il giro si è appena concluso, già siamo pronti a cavalcare, di nuovo, le note di questo primo, ma già sublime, lavoro delle grandissime Subtonix.

Tracklist:

01 Into The Fire

02 Dropout

03 Black Nails In My Coffin

04 Ashtray Girl

05 My Favorite Way To Die

06 Throwing Rocks In The Sewer

07 In Theatres

08 Berlin 1930

09 X-Rated

10 Vertigo

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