Copertina di Sun Kil Moon Admiral Fell Promises
pinkholler

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Per amanti della musica indie, appassionati di cantautorato intimista e chitarra acustica, fan di mark kozelek e musica malinconica
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LA RECENSIONE

Nel 2003 muore Kathy. La musa di "Kathy's song" stroncata da un tumore. Mark Kozelek - il più grande songwriter della sua generazione - è distrutto. Loner per antonomasia, non aveva mai intrapreso una relazione tanto stabile e duratura. Da questo dolore nascerà l'ispirazione per scrivere "April", capolavoro nero e splendente. Era (fisio)logico per Mark optare in futuro per un album emotivamente più distaccato, più sereno.

Nuova Zelanda. Qualche anno fa, in un mercatino musicale, Kozelek acquistò un cofanetto di cinque cd di Andres Segovia. Il Nostro rimane rapito dalle note del maestro spagnolo ed inizia ad ascoltare in maniera compulsiva tutta la musica classica per chitarra che gli capita a tiro; inizia a studiarla, come faceva quando era ancora un ragazzino di quattordici anni.

Di questa sostanza e di questa forma vive "Admiral Fell Promises", uscito sotto il moniker Sun Kil Moon nel luglio del 2010 per l'etichetta di casa Caldo Verde.

Kozelek si lascia cullare dalla calda nebbia dei ricordi narrando di curiosi incontri in aeroporto, motel, amori non consumati e dei viaggi che squarciano la sua routine quotidiana, lontano dall'amata San Francisco. L'accompagnamento musicale è quantomai essenziale: chitarre con corde in nylon tessono arpeggi lussureggianti che parlano una lingua ispanica; la voce è calda e profonda come sempre, spesso raddoppiata, moltiplicata.

Strumentazione essenziale e armonie insolitamente complesse, barocche. Cantautorato malinconico e fiammate di musica classica. Ossimori che aleggiano in questo nuovo lavoro, in cui per l'ennesima volta in carriera il nativo dell'Ohio dà prova di classe e qualità purissime. Lavoro che, però, non mi convince al punto di dare il massimo dei voti. Sarà perchè con quest'ultima incarnazione Kozelek abiura, in parte, a quel rigore e a quella essenzialità che tanto apprezzavo. Sarà che è un album difficile da metabolizzare anche per chi conosce la discografia del Nostro a memoria.

Quel che è sicuro è che Mark festeggia vent'anni di carriera e quasi trenta pubblicazioni ufficiali mettendosi in discussione con un disco spiazzante e compatto come mai prima d'ora. Solo il suo talento poteva permettergli di reinventarsi utilizzando unicamente due strumenti.

Curioso l'omaggio di Kozelek ai Pink Floyd: "Half Moon Bay" ricalca, maliziosa, la parte centrale di "Dogs".

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Riassunto del Bot

Admiral Fell Promises di Sun Kil Moon rappresenta un'evoluzione artistica per Mark Kozelek, ispirata dalla musica classica per chitarra e dal dolore personale. L'album è caratterizzato da arrangiamenti essenziali e una voce calda, narrando storie intime con delicatezza e stile. Pur non raggiungendo il massimo per il recensore, resta un lavoro compatto e spiazzante, che celebra la carriera di Kozelek.

Tracce video

01   Ålesund (06:26)

02   Half Moon Bay (06:53)

03   Sam Wong Hotel (05:10)

04   Third and Seneca (07:14)

05   You Are My Sun (04:54)

06   Admiral Fell Promises (03:51)

07   The Leaning Tree (07:54)

08   Australian Winter (04:40)

09   Church of the Pines (06:05)

10   Bay of Skulls (07:36)

Sun Kil Moon

Sun Kil Moon è il progetto musicale del cantautore statunitense Mark Kozelek, fondato nel 2002 dopo l’esperienza con i Red House Painters. Debutta con Ghosts of the Great Highway (2003), prosegue con Tiny Cities (2005, cover dei Modest Mouse), April (2008), Admiral Fell Promises (2010, su Caldo Verde) e il narrativo Benji (2014).
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