In ambito di rock alternativo l'Italia degli anni novanta ha dato frutti polposi, da nomi ingombranti quali Marlene Kuntz, Afterhours e C.S.I., passando per seconde linee di tutto rispetto come Ritmo Tribale e Bluvertigo. Ma, scavando a fondo, sono esistiti anche gruppi oramai dimenticati che mai hanno raggiunto un minimo di successo, raccogliendo solo qualche consenso dai giornalisti di settore.

I milanesi Sux! sono uno di questi esempi. Relativamente incensati dalla critica (con merito) e passati inosservati al grande pubblico, nonostante la pubblicazione di quattro album nel corso di otto anni, dimostrandosi così capaci di una attività intensa quanto poco fruttifera.

Questo “Contattocuorestomaco” è il loro esordio, ma è anche il risultato di anni di gavetta e di esperienze con altri nomi (ad esempio i Sundowner di “Heliotrope”).

Il motore e cuore pulsante del progetto è Giorgio Ciccarelli, futuro membro degli Afterhours, e qui chitarrista, cantante e autore di ogni brano, circondato per l'occasione da musicisti che negli anni seguenti lo scioglimento della band (2005) si disperderanno nell'anonimato.

La materia sonora è molto derivativa, spesso vicina al suono di Seattle, altre a quello dei maestri Sonic Youth, finendo per far inevitabilmente accostare il gruppo ai Marlene Kuntz più “sonici”. Il tutto spesso speziato da inflessioni stoner che verranno amplificate nei dischi successivi.

Ma ciò che gioca a loro favore è la dinamicità strumentale arricchita da aggressività e cambi di atmosfera riusciti e frequenti anche all'interno del singolo pezzo. Grazie ai quali riesce difficile annoiarsi lungo il tragitto della tracklist.

Questo al netto di qualche difetto. Ciccarelli, pur con tutto l'impegno, non è un vero cantante, e si sente.

Inoltre alla lunga distanza (vedi buona parte del secondo lato) il disco inciampa in alcuni riempitivi, come la troppo semplice “Circa il tempo”, riproposizione di un copione già recitato (e meglio) in precedenza e la quasi pop “Me”, una sorta di scarto tronco dei Diaframma.

Senza dimenticare “Contatto cuore-stomaco”, in cui riaffiorano nuovamente i Marlene Kuntz, ma mancante di quella incisività che ci si attenderebbe da una title track.

I sussulti migliori sono altrove, allorquando il fantasma di Kurt Cobain riaffiora nel ritornello di “Via da qui”, o in momenti più atmosferici come “Vedova Nera”, in cui troviamo accenni (involontari?) a ciò che avevano già fatto al tempo gli Afterhours di “Hai paura del buio?”.

Più in generale è piacevole avere spesso la sensazione di essere molto vicini a Seattle, con linee di chitarra che richiamano, a turno, Pearl Jam e Stone Temple Pilots, mentre la voce cerca strade espressive diverse vicine agli Alice In Chains (“Nella notte (la mia!)”).

Un lavoro imperfetto che i Sux! hanno comunque dignitosamente portato a compimento e di cui la centrale “Blu” ne è l'emblema e al contempo la strada da seguire: all'inizio non convince a causa della voce lamentosa, poi sale di quota e si tramuta in un lento rituale tribale semi-acustico, ricco di lampi sonici (ancora i Marlene!), fino ad un finale che vede i nostri scatenarsi in una danza ancestrale che rimane nella mente. Dategli un ascolto, se siete capaci di reperirlo...

P.s.: Nelle note interne del disco si legge che “Via da qui” è ispirata da “Stay Away” dei Nirvana.

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