Odore di napalm sonorizzato, tritolo prodotto da strumenti rock, piompo grindcore, proiettili death metal, sirene di guerra in growl vocals, cadaveri provenienti dai campi del Vietanm e dell'Afghanistan ed un non so che di apocalittico. Queste, in sintesi, le sensazioni e le visioni che un mitragliatore come "World Downfall" riesce a suscitare in chiunque sia in grado di maneggiarlo senza noiosi pregiudizi "politically correct".
Ma chi erano questi pazzi fuoriosi e, cosa più importante, per quale motivo erano tanto incazzati?
I musici-macellai che partorirono questo disco rispondono ai nomi di Oscar Garcia (voce), Jesse Pintado (chitarra), Dave Vincent (basso) e Pete Sandoval (batteria). Gli ultimi due fecero carriera nei ben più noti Morbid Angel, Jesse Pintado (R.I.P) trovò casa nei cugini Napalm Death mentre Garcia, dopo l'esperienza con i Terrorizer, continuò la sua attività con i Nausea.
I nostri erano degli autentici cavernicoli cresciuti a pane e Discharge senza, però, disdegnare il sound tipico delle ferali progenie thrash metal (Venom e Slayer per capirci). I ragazzi non amavano la società liberal-capitalista e non apprezzavano l'ideologia conservatrice che regnava sovrana nei reganiani anni '80. Avevano, come si suol dire, i loro buoni motivi per detestare il "sistema" nel quale vivevano ed avevano dalla loro gli strumenti più affascinanti per contestarlo.
Prendendo spunto dalle bands già citate e dalla lezione dei primi Napalm Death, i giovincelli impugnarono gli strumenti e si affidarono alle "cure" dell'allora giovanissimo Scott Burns, produttore talentuoso, del quale sarebbe opportuno ricordare i suoi futuri lavori con Deicide e Death.
Ma questo disco come suona? In maniera infernale!
Blast-beats polverizzanti, riffs assassini, growl vocals mannari, assenza di assoli e di tecnismi, un approccio hardcore ed un'insana propensione metallica sono le caratteristiche salienti di "World Downfall" e, in un certo senso, sono gli ingredienti che hanno reso famosi i Terrorizer in tutta la comunità grindcore.
Andate a sentirvi la bestiale "Corporation Pull In", la debordante "Storm of Stress" e l'annichilente "Enslaved To Propaganda"! Se sarete ancora vivi potrete convenire con me e, con il capo chino, non oserete più fare spallucce di fronte a bands "vecchie" o "fuori moda".
Questo disco lo farei sentire all'animaccia di Karl Popper, lo sparerei in cuffia a quel ciccione di Giuliano Ferrara e costringerei falsi anti-conformisti come Oliviero Toscani e Vittorio Sgarbi a sorbirselo dall'inizio alla fine. Il loro grazioso mondo di plastica, di fronte al tritolo sonoro ivi contenuto, salterà per aria!
"Un album evergreen, fonte di ispirazione per band Grind/Death degli anni '90, suonato da musicisti con il pacco che stavano esplorando territori quasi vergini del metal."
"Immenso Garcia con il suo growl potente, gutturale, bestiale, da puma inferocito contro l'onesta società."