Copertina di The Brian Jonestown Massacre Give It Back!
Core-a-core

• Voto:

Per amanti della musica psichedelica, fan del rock alternativo, appassionati di esperienze musicali profonde ed emotive.
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LA RECENSIONE

Ad un certo punto mi sono chiesto cosa volessi dalla musica. Cosa di nuovo. Cosa. Per alcuni anni ho molto apprezzato. In quegli stessi lassi di tempo, però, non ho avuto il brivido di quando avevo quindici, diciotto, ventitre anni. E l’assenza di brivido prolungata, di gioventù troppo cotta, mi ha fatto  pensare che io avessi dei problemi con la musica. Proprio io. No, non ci ho creduto. Questo mi ha fatto capire cosa volevo dalla musica. Un’emozione spacca cuore e fibrillante, la voglia di uscire di casa dopo un ascolto e provare la sensazione di vedere tutto completamente, radicalmente diverso. La mia connaturata bramosia di essere camaleonte, uscire e stupire tutti magari stando zitto e con lo sguardo appagato, avvolto dalle spirali di nicotina e sorseggiando un infuso di radici del Centro America. Meglio ancora, la mia imprescindibile voglia di fare un viaggio, accompagnato da uno sciamano immaginario, in un deserto che non c’è, a ricercare uno spirito in cui in fondo non credo. Questo voglio dalla musica: sicurezze, allucinazioni, consapevolezza di me. Annullare gli anni che passano. Sapere di poter vedere. Vedere sempre oltre il confine, la barriera del percettibile e del tangibile.

Quel deserto, ad esempio, è qui oppure qui . Le certezze sono nella solidità del progetto (e vado per astrazione), a prescindere dagli interpreti. Le allucinazioni le ho nel frigo. La consapevolezza di me è che non cambierò mai, perché cambio sempre.

In questo album, i pensieri di un cowboy che non è né buono, né brutto, né cattivo. Ha altro per la testa. E una musica solenne e basica, che istituzionalizza le acidità ed immerge nel caldo secco e rettile le paranoie cristallizzate di tanti. Dai Velvet Underground ai Calexico.

Per me, questi, soprattutto in questo album, sono una forma di libertà che l’umanità - tutta!- non ha ancora sperimentato.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora l'album Give It Back! dei Brian Jonestown Massacre come un viaggio emotivo e sonoro capace di suscitare sensazioni profonde e nuove percezioni. L'autore riflette sul desiderio di musica che sorprende, emoziona e fa vedere la realtà in modo differente. L'album è descritto come una forma di libertà artistica, con atmosfere psichedeliche e riferimenti a band iconiche come Velvet Underground e Calexico. Un'opera che unisce solennità e introspezione, capace di rinnovare la passione per la musica.

Tracce testi video

01   Super-Sonic (05:15)

02   This Is Why You Love Me (01:55)

04   Malela (03:09)

05   Salaam (01:44)

08   (You Better Love Me) Before I Am Gone (03:35)

09   Not If You Were the Last Dandy on Earth (02:46)

10   No. 1 Hit Jam (04:54)

12   The Devil May Care (Mom & Dad Don't) (06:04)

13   Their Satanic Majesties' Second Request (05:35)

The Brian Jonestown Massacre

The Brian Jonestown Massacre sono un gruppo/progetto statunitense fondato e guidato da Anton Newcombe (attivo dal 1991). Nelle recensioni emergono come una realtà prolifica e in continua mutazione di formazione, legata a psichedelia, shoegaze, raga rock e derive kraut.
19 Recensioni