Copertina di The Church Live @ Elser Halle (Monaco) 27.02.02
LOR15

• Voto:

Per fan storici di the church, amanti del rock classico, appassionati di concerti dal vivo e di recensioni musicali approfondite.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Prima del concerto, curiosando sul mixer avevo notato che sulle strisce di nastro adesivo usate per distinguere i canali, in corrispondenza di "Pet" (Peter Koppes) compariva solo "AC" (acoustic) e sotto "Mar" (Marty Willson-Piper) compariva "AC" ed "EL".

Set semiacustico?

La sala è vuota per 2/3, forse piena per 1/4, se ci stringiamo anche 1/5. Conto un centinaio di persone. I Church non lo meritano questo vuoto, ce li ricordiamo 10 anni fa a Milano al Rolling, pieno. Entrano. Marty: "Wo kann ich einen Fahrschein lösen?" con dizione perfetta. Almeno ha voglia di scherzare. Steve Kilbey è ingrassato al limite dell'irriconoscibilità. Partono coi due chitarristi seduti sugli sgabelli, oh no, una specie di unplugged. La quarta canzone è "Milky Way" con l'immortale verso "wish I knew what you were looking for, but I know what you will find": applausi ed urla, siamo all'amarcord, il pubblico è vecchio ma i Church non ci stanno, continuano a fare canzoni nuove, evitano i singoli, i greatest hits, ogni tanto indugiano in maniera troppo compiaciuta nella psichedelia mainstream á la Floyd, da sbadiglio.

Dove è finita la leggerezza di "Starfish" (1988) che a tratti compariva anche in "Gold Afternoon Fix" (1990) e "Priest=Aura" (1992), i riff leggeri e semplici?

Hmm, sto parlando di 10 anni fa… Marty ghigna e suona il giro di "Buffalo", la 7a di "Hologram of Baal" (1998). Magnifica, così va bene. Poi finalmente Marty imbraccia una elettrica, non è la sua Rickenbaker di sempre, ma una Fender Jaguar, probabilmente non lo sponsorizzano più… Parte "Metropolis" da "Gold Afternoon Fix", finalmente sono loro, di più, il riff gira. Suonano "Louisiana", da "Hologram of Baal" del 1998. Ma la maggior parte delle oltre due ore di concerto sono una noia, non decollano. Sono più i momenti che non dicono nulla che quelli belli.

Seguono pure tre "encores", bis invocati dal pubblico. Nel primo suonano "Hotel Womb" da "Starfish", i bei tempi. Il poco pubblico rimedia urlando di continuo quando spariscono, ma fra le canzoni c'è il vuoto, imbarazzante, riempito solo dalle battute di Marty che chiede "avete un po' di pot?". Qualcuno urla di suonare "Almost With You", Kilbey risponde imitando (bene) l'accento tedesco "vi arr not playing zhat one". "Why?". "Becoz it's zou old even for uss".

Comprensibile, stiamo parlando di venti anni fa. Siamo allo slapstick. Gli chiediamo in tre o quattro "Reptile", almeno salviamo la serata. Nulla. Capiamo. Capiamo che a noi piacciono solo le canzoni vecchie e loro non vogliono solo rievocare il passato.

Venti anni di carriera (il primo disco è del 1981) che si chiudono in maniera indegna, la tristezza è massima, ma la colpa è loro, hanno la colpa di non avere smesso.

Cerco nell'internet.

Kilbey è del 1954.

La colpa è del tempo.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione esprime delusione per il concerto dei The Church all'Elser Halle di Monaco nel 2002. Il pubblico è scarso, la band evita i vecchi successi e si concentra su brani nuovi che non convincono. Alcuni momenti emozionanti emergono, ma prevalgono noia e malinconia. La sensazione generale è che i tempi migliori siano ormai passati.

The Church

The Church sono un gruppo rock australiano formatosi a Sydney nel 1980. Guidati da Steve Kilbey, hanno definito un suono tra neo-psichedelia e jangle pop, firmando brani come Under the Milky Way (da Starfish, 1988) e una lunga serie di album di culto.
13 Recensioni