Un album eclettico, frizzante, colorato, ma allo stesso tempo melanconico, rarefatto, misterioso...
Registrato nel 1984, potrebbe sembrare ad un primo ascolto uno scontato e commerciale Greatest Hits, delle prime canzoni più famose della band di Robert Smith; invece ci regala chicche imperdibili... la lancinante e sofferta “One Hundred Years”, vero inno dei Cure, la ipnotica e rassegnata "10:15 Saturday Night", oppure il magico e danzereccio incedere di “The Walk”…!!!
Altre scelte azzeccatissime come “Shake Dog Shake” e “Give Me It”, dall’ingiustamente sottovalutato "The Top", “The Hanging Garden”, “Primary”, tutte canzoni stupefacenti, immensi esempi di semplicità, immediatezza, abilità creativa.
Per chi invece preferisce farsi trasportare da liriche malinconiche, melodie avvolgenti, tastiere dark, ecco “Charlotte Sometimes” che presenta uno dei testi più belli mai scritti da Smith.
Non può mancare l’orientaleggiante “Killing An Arab”…con quel ritmo punteggiante in pieno 1979, chitarra tagliente, basso impazzito, lirica provocatoria!
Ma l’apoteosi di questo live si tocca con la traccia numero 8…ecco che parte la tastiera in sottofondo…atmosfera rarefatta…chitarra che dipinge un semplice riff in LA…tutto sembra svanire…ed invece…entra la batteria TUN TA TUN TA…ritorna la chitarra…ed inizia il giro di basso più famoso di tutta la produzione Cure…si, è proprio lei “A Forest”, l’esempio perfetto di Dark-Wave, inimitabile, irrangiungibile, emozionante.
Un live non solo per i fan più accaniti, ma un’ottimo esempio di quello che questo pazzo gruppo riusciva a creare durante i concerti nei suoi primi anni di vita…
Il rock fosco e semplice, senza orpelli, che dà la sensazione di essere esposti a uno scirocco mortale che non prevede possibilità di appello.
Questo potrebbe essere un disco anni 90 tant’è fresca e nuova la proposta live dei Cure.