Copertina di The Dears Gang Of Losers
Targetski

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Per appassionati di musica indie rock, fan dei the dears e del brit-pop anni 2000, ascoltatori curiosi di evoluzioni sonore e concept album
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LA RECENSIONE

Com'è che il Signor Compositore Murray A. Lightburn non canta più come Damon Albarn?

Com'è che il nuovo disco dei Dears non suona così meravigliosamente Pulp (i Pulp di "This Is Hardcore"), così britannico?

Com'è che sono spariti quegli arrangiamenti orchestrali di "No cities left", così puliti e sontuosi assieme?

Semplice: i Dears hanno cambiato strada, e non c'è nessun male se, come il Signor Compositore Murray A. Lightburn, si sanno scrivere belle canzoni. Anzi, ben venga.

Ora i Dears suonano americani, anzi (visto che vengono da Montreal e visto che ultimamente tira alla grande), suonano canadesi. Dopo un'apertura strumentale mediamente inutile, il disco parte con il riff del primo singolo ("Ticket To Immortality"), non entusiasmante. Segue un deciso innalzamento del gradi di ruvidezza con "Death Or Life We Want You", un pezzo che, a parte qualche passaggio armonico molto Pulp a metà canzone, suona duro e graffiante. "Hate Then Love" è la cosa migliore del disco: Lightburn finisce per cantare quasi alla Stipe e i suoi Cari suonano molto Rem, confezionando un gran bel pezzo (discorso simile per "Bandwagoneers", pure caratterizzato da una bella coda).

Alla quinta canzone capisci che i vecchi Dears sono spariti: non più chitarre acustiche, atmosfere noir e clima neoromantico, ma sfondi di tastiere sfocate su cui si distendono suoni decisamente più sporchi del passato, con la stessa voce di Lightburn che ne esce sorprendemente cambiata, meno profonda e abissale, più dispersa. Ma è un effetto voluto: questo è il disco dei perdenti, d'altronde. E quando Lightburn se la prende coi bianchi ("White Only Party": gran titolo) torna british, tra Blur e Smiths, e ri-raggiunge alti livelli. C'è qualche caduta, qualche brano che scorre via moscietto, ma l'intensità rimane alta (si sentano "Fear Made The World Go 'Round" e "Ballad Of Humankindness"), e il disco ne esce compatto e omogeneo (direi al limite del "concept").

Direi che la nuova veste Dears non lascia delusi, anche se (va pur detto) l'insieme di "No Cities Left" era superiore di una buona spanna.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'evoluzione sonora dei The Dears nel loro album Gang Of Losers, sottolineando il passaggio da un sound british orchestrale a un tono più ruvido e sporco, tipico del rock canadese. Nonostante alcune cadute, il disco mantiene un'intensità elevata e presenta canzoni ben scritte e coinvolgenti. Il cambiamento di voce di Lightburn e le nuove atmosfere rendono l'album interessante e coerente, seppur inferiore rispetto al predecessore No Cities Left.

Tracce testi video

02   Ticket to Immorality (04:22)

03   Death or Life We Want You (03:19)

05   There Goes My Outfit (03:46)

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07   Fear Made the World Go 'Round (03:55)

08   You and I Are a Gang of Losers (04:54)

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09   Whites Only Party (03:10)

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10   Ballad of Humankindness (04:13)

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11   I Fell Deep (04:56)

12   Find Our Way to Freedom (04:29)

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The Dears

The Dears sono una band indie rock di Montreal formata nel 1995 e guidata dal cantante e songwriter Murray A. Lightburn, nota per un pop orchestrale dalle tinte noir e per energici live set.
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