Per colpa di due canzoni non ho dato il massimo dei voti a questo deflagrante album. La prima traccia parte subito come tutti non si aspettavano. L'impatto iniziale devasta qualsiasi mente che si aspettava un qualsiasi intro ambient. Loro no. Irrompono come niente fosse nella quiete che avevamo in testa, e ciò che colpisce di più di quest'album è che l'impatto riescono a mantenerlo per tutta la durata del cd.
Di solito, a lungo andare, anche il più brutale album stufa, e a volte ci si ipnotizza ad ascoltarlo. Potendosi anche addormentare dolcemente. Invece no. I Dillinger no, questa volta saggiamente utilizzano l'insegnamento avuto tempo addietro da Mike Patton. Aggiungono melodie (il novello Greg Puciato), a volte però in maniera futile e a fine a se stessa, per questo la mia valutazione su questo lavoro scende. Difatti dopo l'uscita dell'album, su Mtv sono usciti i video di queste canzoni che secondo me non appartengono al lavoro dei Dillinger. Non vorrei che la massa si facesse un idea sbagliata sul loro conto. C'è chi accosta i Dillinger con certi Mastodon, ma io mi rifiuto di pensarlo. I Dillinger confronto ai loro contemporanei si son fissati una cosa: basta limiti, niente strutture modulari, distruggere i canoni dell'hardcore e mostrare che anche un gruppo del nostro maledetto genere può affiancarsi e superare come tecnica un Dream Theater qualunque, e come concetto un Mars Volta a caso.
Un vero capolavoro di tecnica e originalità, costituito da 11 tracce per la durata di 40 minuti.
Un disco potente, innovativo, difficile da capire al primo impatto, che però si fa gradire a lungo andare.