"Waiting For The Sun" è il terzo lavoro dei Doors. È un disco strano, i brani sono inferiori come qualità rispetto ai primi due lavori e trovo che il disco sia il più eterogeneo e dissonante del gruppo. Sicuramente di Rock (alla "Break On Through") ce n'è molto poco, sono altri gli umori che dominano il disco.
È pieno di pop e di psichedelia camuffata in decadentismo, Krieger e Manzarek trasformano i suoni dei loro strumenti; se prima erano più avvolgenti, oscuri, ma anche potenti e sferzanti, ora sono dolci, leggeri, ridondanti, acuti e ipnotici.
Le musiche sono bislacche, fuorvianti e in netta contrapposizione con la voce sempre più profonda e cavernosa di Jim.
La psichedelica attraversa tutto il disco, pur non essendo il genere principale del disco, influenza il gruppo in molte canzoni, a partire dalla hit "Hello, I Love You". In apparenza un innocuo brano pop spensierato, che però si poggia su musiche estremamente ipnotiche, ripetitive, quasi ossessive e per questo a presa rapida.
Anche "Not To Touch The Heart", brano tratto dalla composizione teatrale "The Celebration Of The Lizard", nel quale è chiara l'influenza di matrice psichedelica; i suoni qui sono ondulanti, asciutti e devianti. L'organo di Manzarek si nasconde, ci colpisce con guizzi improvvisi e note vibranti.
L'esempio più chiaro e anche il più bello di questa influenza psichedelica è "Spanish Caravan"; è un brano (come disce il titolo) molto spagnoleggiante, la chitarra da il tempo con un ripetitivo riff che ad un tratto si cheta per ripartire (ora distorto) con più forza e veemenza di prima e rivolta il brano fino a farlo diventare un’accozzaglia di suoni sconnessi (tra gli altri c’è anche il soffio del vento).
"My Wild Love" è un pezzo simil-gospel quasi senza strumenti, se non fosse per quel tamburello che assomiglia tanto al sibilio di un serpente. È molto più strano dei soliti brani dei Doors, ma trovo che comunque sia completo e ben fatto.
Un'altra matrice forte del disco è il pop; c'è il pop pianistico e meraviglioso di "Love Street", che risulta anche il più puro, c'è il pop di "Yes, The River Know", anch'essa simil-gospel nella parte introduttiva, c'è "Wintertime Love" con influenze classiche e clavicembalistiche. C'è la ballata nostalgica di "Summer Almost Gone", così decadente e svogliata, dolce e triste. "We Could Be So Good Together", il brano più pop-rock del lotto, non trascendentale come altri pezzi del gruppo, ma comunque niente male.
Rimangono fuori "The Unknown Soldier" e "Five To One": il primo è un pezzo molto famoso, il tema è abbastanza scontato, ma l'esecuzione è tra le più significative e sincere riguardo al tema politico. Anche la trovata teatrale dell'intermezzo centra è molto originale.
"Five To One" è a mio parere il pezzo migliore, il più rock nonché il più potente e sferzante. Parla del rapporto tra neri e bianchi; è la chiusura ideale del disco, anche se molto diverso del resto.
In definitiva "Waiting For The Sun" è un disco ottimo, non un capolavoro e di sicuro inferiore ai primi due. Resta però un disco molto originale e diverso degli altri; c'è poco rock, ma le alternative sono altrettanto espressive.
I Doors, alla terza prova, hanno saputo rinnovarsi pur essendo Morrison dipendente dall'alcool e in una fase di stallo creativo.
Lo consiglio a chi vuole conoscere un aspetto creativo poco conosciuto del gruppo.
Loro malgrado i Doors si sono ritrovati nella loro discografia questo prodotto controverso, in ogni caso non brutto.
La title track venne poi recuperata in 'Morrison Hotel' del ’70, simbolo di un progetto originario mai compiuto.
"L'album contiene canzoni con testi molto forti, tipo The Unknown Soldier."
"È considerato l'album più ‘commerciale’ della band."