Copertina di The Kinks The Kink Kontroversy
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Per appassionati di rock classico, cultori del brit pop, fan degli anni '60, amanti della musica con testi significativi e suoni energici
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LA RECENSIONE

"Kontroversy" dei Kinks (1965) mi risulta essere passato un po' in sordina se confrontato a dischi di grandi band contemporanee, quali i pluriosannati Beatles & Rolling Stones, gli incendiari Who ed altri ancora. Ed è un peccato, perché Ray Davies è un autore di tutto rispetto, ed insieme alla chitarra del fratello Dave, ci ha regalato alcuni dei momenti più alti della storia del pop britannico. Enorme è l'influenza esercitata dal gruppo negli anni a venire, pressoché fondamentali per lo sviluppo del moderno brit pop, e precursori di generi come il Garage, o l'Hard Rock. Noti perlopiù grazie al riff seminale di "You Really Got Me", i Kinks si sono spinti anche oltre, pubblicando nel corso della loro carriera diversi esempi di indiscusso talento compositivo, dal sound energico e peculiare, che ad oggi sono un vero e proprio "faro" per molte band. 

"The Kink Kontroversy" è da annoverare tra le loro opere migliori, insieme ad album come "Face to Face", "Arthur", o anche "The Village Green Preservation Society", che - per quanto rappresentativo della vasta cultura musicale della band, nonché capolavoro del Davies scrittore di testi - non è tra i miei episodi preferiti. L'introduzione, "Milk Cow Blues", è una cover di Sleepy John Estes che mette subito le cose in chiaro, un blues sporco e trascinante che dà il via ad una serie di pezzi strutturati con sapienza, tra riff abrasivi e ritmi serrati, raccontati dall'accattivante voce di Ray Davies con melodie che, per quanto possano sembrare banali ad un ascolto poco attento, non lo sono per niente. Non ci sono ritornelli bubblegum nelle canzoni dei Kinks, le loro armonie lasciano il segno e si fanno ricordare, come da manuale del miglior pop.

Non è il caso di sviscerare il disco traccia per traccia, mi sento di consigliarne l'ascolto immediato perché ogni brano fa parte di un discorso piacevole ed omogeneo, da scoprire un ascolto dopo l'altro. Brani come "When I See That Girl of Mine", "Till the End of the Day" o "Where Have All the Good Times Gone" suonano gagliardi nonostante i quarant'anni e passa di barrique. Insomma, cos'altro dire? buon ascolto. 

E non fermatevi ai Beatles.

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Riassunto del Bot

La recensione valorizza 'The Kink Kontroversy', album del 1965 dei Kinks, spesso trascurato rispetto a contemporanei come Beatles e Rolling Stones. Si evidenzia il talento compositivo di Ray Davies e il suono peculiare della band, che ha influenzato generi come brit pop e hard rock. L'album è consigliato per il suo equilibrio tra riff energici e melodie memorabili. Brani come 'Till the End of the Day' e 'Where Have All the Good Times Gone' sono celebrati come classici intramontabili. Il testo invita a esplorare oltre i soliti nomi del rock britannico.

Tracce testi video

02   Ring the Bells (02:19)

03   Gotta Get the First Plane Home (01:47)

04   When I See That Girl of Mine (02:10)

05   I Am Free (02:28)

06   Till the End of the Day (02:20)

07   The World Keeps Going Round (02:35)

08   I'm on an Island (02:15)

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09   Where Have All the Good Times Gone (02:51)

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11   What's in Store for Me (02:04)

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The Kinks

The Kinks sono un gruppo rock inglese nato a Muswell Hill (Londra) nel 1963, guidato dai fratelli Ray e Dave Davies con Pete Quaife e Mick Avory. Dalla British Invasion ai concept album, hanno lasciato classici come You Really Got Me, Waterloo Sunset e Lola, influenzando generazioni dal garage/hard rock al britpop. Si sono sciolti nel 1996.
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