Il biennio 1994-1995 è il periodo più prolifico della carriera dei Magnetic Fields ed è in questo arco temporale che Stephin Merritt si conferma a tutti gli effetti l'unica mente del progetto, che in passato aveva visto la presenza di diversi collaboratori.
Proprio nel 1994 Merritt, avvalendosi solo della presenza di Johny Blood (tuba) e Sam Davol (violoncello), compone i 14 brani di "Holiday" suonando tutti gli strumenti (utili in un disco pop degno di questo nome). Al primo ascolto si nota subito la voce baritonale di Merritt, che scandisce liriche di ottima fattura a metà tra il suo peculiare romanticismo e un' ironia fortemente cinica. Le sonorità si muovono tra il synth pop e l'indie pop più tradizionale, il tutto caratterizzato da un'estetica lo-fi voluta e ricercata. Il disco si muove su queste coordinate in tutte le tracce, dominate dalla strumentazione elettronica che arriva quasi a fagocitare gli altri strumenti. Basti pensare all'introduttiva "BBC Radiophonic Workshop", 20 secondi di loop, che introduce "Desert Island" che presenta chitarre fuzzy, drum machine e tastiere.
Ma è soprattutto nelle tracce brevi che Merritt si conferma uno dei migliori musicisti pop degli ultimi trent'anni: si ricordano in particolare "Deep Sea Diving Suit", dove troviamo elementi folk, e "Swinging London", la migliore dell'album per quanto mi riguarda. Quando il disco sembra diventare a tratti monotono, arriva il baroque-pop minimale di "Sad Little Moon" a smentirci. Il disco si chiude con "Take Ecstasy With Me", arrangiata in maniera splendida da Merritt. "Holiday" è, come già detto in precedenza, l'album più elettronico nella carriera dei Magnetic Fields. Proprio questo sound sarà successivamente abbandonato nella trilogia di dischi "no-synth" (composta da "I", "Distorsion" e "Realism"); ma l'elettronica non verrà mai tralasciata da Merritt che darà vita al side-project Future Bible Heroes.
Synths meravigliosamente ingenui che sbirciano nel costume di arrangiamenti-giocattolo.
Sentirsi in vacanza è come tornare bambini.