Copertina di The Monks Black Monk Time
bogusman

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Per appassionati di musica rock alternativa, fan di proto-punk e garage rock, cultori degli anni '60 e sperimentazioni musicali
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LA RECENSIONE

Se aprendo il libretto trovate morbosi ma in qualche modo seducenti gli sguardi psichiatrici, le tonache nere e le chieriche monastiche di questi cinque ex marines americani abitanti in Germania, avete già qualcosa che non va, e allora forse la loro versione disturbata e nerissima del garage sound fa proprio al caso vostro.
Se siete di stomaco forte iniziate a gustarvi i grattugiamenti del banjo elettrico, le acidità dell'organo e delle chitarre fuzzate, e il collante di un implacabile e tellurico motore batteria-basso... come se non bastasse si aggiunge una voce che ora sembra quella di un Captain Beefheart strafatto di elio, ora quella di un Frank Zappa alle prese con il doppiaggio di un cartoon malefico/demente.

Sindrome da Shock post traumatico e conseguente rifiuto per l'American Way Of Life?
Sicuramente la vita militare ha qualche responsabilità nei confronti dell'alienazione che trasudano queste più che nichiliste illustrazioni di vita sub-umana...
Ma allora non resta che ringraziare lo Zio Tom se, dopo tutto, il risultato in chiave rock'n'roll di decenni di guerra fredda è questo impossibile soundtrack per feste in casa Addams.

La spiegazione si potrebbe trovare, se nel 1966 fosse esistita una macchina del tempo tramite la quale i cinque psicopatici avessero potuto vedere un concerto dei Cramps del 1980, e uno dei Devo nel 1977, non prima di sbirciato nelle cantine in cui i Velvet Underground stavano vomitando Sister Ray...
So che non dovrei cadere nel peggior vizio dei CritiCazzi, ma la tentazione di sciorinare una valanga di prefissi come "proto-punk-psych-hardcore" è piuttosto forte per un gruppo che in tempi di nascente flower power batte tutti sul tempo con un suono, prima ancora che "avanti", semplicemente "spostato". E per di più in Germania, cioè lontano geograficamente dai fermenti lisergici anglo-americani, e temporalmente anche da certi futuri viaggi cosmici...

It's beat time,
it's hop time,
it's monk time now!

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Riassunto del Bot

La recensione esplora l'album Black Monk Time dei The Monks, suggerendo una forte originalità e sperimentazione nel panorama rock degli anni '60. Con elementi che anticipano il punk e il garage rock psichedelico, il gruppo si distingue per un sound disturbato e visionario. Il testo evidenzia la connessione tra l'esperienza militare e l'atmosfera alienante dell'album, con riferimenti a influenze come Captain Beefheart e Devo. Un disco anticonvenzionale, ideale per chi cerca sonorità fuori dagli schemi.

Tracce testi video

01   Monk Time (02:47)

03   Boys Are Boys and Girls Are Girls (01:26)

04   Higgledy Piggledy (02:31)

06   Oh, How to Do Now (03:17)

Leggi il testo

08   We Do Wie Du (02:12)

09   Drunken Maria (01:46)

10   Love Came Tumblin' Down (02:30)

11   Blast Off! (02:15)

12   That's My Girl (02:27)

The Monks

I The Monks erano un gruppo formato da cinque militari statunitensi di stanza in Germania (Francoforte), attivi dalla metà degli anni '60. Sono noti soprattutto per l'album Black Monk Time (1966) e per l'uso di organo, banjo elettrificato e un approccio volto al rumore e alla cacofonia.
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Di  gorro

 "Shut up, don’t cry"

 I Monks proposero intuizioni che mai prima si erano udite e che avrebbero caratterizzato la musica rock per decenni.