Copertina di The Rapture Pieces Of The People We Love
northernsky

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Per appassionati di musica indie/rock, fan dei the rapture, critici musicali, ascoltatori alla ricerca di opinioni sincere sugli album
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LA RECENSIONE

I Rapture erano attesi da una prova importante dopo l'interessante (anche se non privo di difetti) 'Echoes' e dopo 3 anni c'era la curiosità di scoprire che direzione avrebbe preso la loro musica. Ebbene questa è la versione spolpata, senza osso, illanguidita, annacquata della musica dei Rapture.

I Rapture che fanno un bagno nel mainstream e ne escono svuotati, i rapture MTVizzati. Se c'era una qualità che li contraddistingueva era l'aggressività, l'entusiamo, l'irruenza giovanile di chi vuol conquistare il mondo. Con questo 'Pieces of the People We Love' son direttamente passati dall'entusiamo giovanile al disco della senilità: si perche se questa collezione di inanità dovrebbe essere la versione matura dei Rapture non ci siamo proprio: questa è la versione da casa di cura, da sanatorio, o da fighetto che mentre sorbisce il suo Martini non vuole le orecchie disturbate da qualche idea. Nessun problema perchè qui di idee ce ne sono davvero poche: i ritmi sembran la versione attutita, sincopata di quelli di una volta, un triste riflesso, le melodie sono totalmente assenti, le canzoni si trascinano stancamente senza scopo apparente, dopo 1 minuto circa di ogni canzone si è già capito tutto.

Per chiudere il cerchio ci pensa una produzione piatta, banalmente Disco, dove le chitarre scompaiono nel mix ridotte a un inutile cicaleccio. Per carità, forse tra i fumi dell'alcool, se uno sopprime ogni capacità d'analisi, uno può pure ritrovarsi a muoversi al ritmo del pop stitico del nuovo singolo "Get Myself Into It" prima di tornare però lucido e rendersi conto che è un pezzo blando, di una mediocrità raccapricciante, in definitiva brutto. Non val nemmeno la pena di analizzare canzone per canzone, sarebbe meglio sorvolare sui gridolini michaeljacksoneschi di "The Devil", sull'insensatezza di "Calling Me", si salva solo l'orrendamente titolata "Whoo Alright Yeah.. Uh Uh" (qui un vaffanculo ci sta pure bene!) e "The Sound", che cerca di rinverdire i fasti dei furiosi assalti del passato. Solo che basta andarsi a risentire un vecchio pezzo come "Out of the Races and Onto the Tracks" per capire quanta acqua (sporca) è passata sotto i ponti.

L'impressione è che questo 'Pieces of the People We Love' è il classico prodotto che affollerà i negozi di cd di seconda mano (se ancora ci saranno negozi di cd). Inutile e spesso irritante.

Provateci ancora, magari senza ascoltare i consigli di chi vuol farvi essere cool a tutti i costi.

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Riassunto del Bot

La recensione critica pesantemente l'album 'Pieces Of The People We Love' dei The Rapture, definendolo annacquato e privo dell'energia che caratterizzava le precedenti produzioni. Il disco appare come un tentativo fallito di mainstreamizzazione, con canzoni piatte, melodie assenti e una produzione banale. Solo pochi brani si salvano, ma nel complesso il lavoro è considerato deludente e poco interessante.

Tracce testi video

02   Pieces of the People We Love (03:43)

03   Get Myself Into It (04:42)

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05   The Devil (04:37)

06   Whoo! Alright - Yeah... Uh Huh. (03:48)

08   Down for So Long (03:47)

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09   The Sound (04:25)

10   Live in Sunshine (03:59)

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The Rapture

The Rapture sono una band dance‑punk statunitense nata nel 1998 a San Diego e poi di base a New York. Hanno raggiunto l’attenzione internazionale con il singolo House of Jealous Lovers e l’album Echoes; sono tornati con i successivi Pieces of the People We Love e In the Grace of Your Love.
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Di  psychopompe

 "Essere atei in questo caso aiuta."

 "Un album che mischia suoni anni '80 un po’ disco, un po’ dancehall di periferia, talvolta talmente bene da renderli più che digeribili."