Copertina di The Smiths The Smiths
RingoStarfish

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Per appassionati di rock anni '80, fan degli smiths, amanti della musica alternativa e cult band, curiosi di musica britannica e testi profondi
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LA RECENSIONE

Il 1983 è un anno topico per l’evoluzione del nostro amato rock. Emblematicamente alcuni influenti album mettono la parola fine su alcuni generi e la parola inizio su altri. E’ l’anno in cui la new wave of british metal lascia il posto al trash-metal dei Metallica e al loro Kill’Em All; la discomusic scompare definitivamente spazzata via dal fenomeno della dance elettronica di Flashdance, e l’onorevole post-punk stanco dei sintetizzatori e con il settore dark in crisi comincia a mutarsi in quel che diverrà il rock alternativo.

I fautori della storica virata vengono riconosciuti simbolicamente nei R.E.M. con il loro primo album Murmur, e negli Smiths con il loro primo singolo "Hand In Glove". In queste opere di esordienti è percepibile una leggera ma decisa boccata di aria nuova, un’anomala ispirazione anni sessanta, fatta di suoni molto pop ma irregolari, basati su un ricamato (ma non virtuosistico) lavoro di chitarra che predomina le composizioni. Già gli U2 avevano fatto da apripista a questa nuova concezione rock, dove il nucleo del suono della band doveva risiedere principalmente in due elementi: nel carismatico cantante che incanta l’ascoltatore con sensibilità e riflessioni, e nel chitarrista che fornisce l’ideale tappeto melodico con ricercati ma minimalistici riff, puliti e squillanti.

Ma le accoppiate Michael Stipe/Peter Buck e Morrisey/John Marr non puntano (almeno in quei primi momenti) sull’epicità, sul ruolo di trascinatori di popolo che esplicitamente emerge proprio quell’anno dal magnifico War di Bono&soci. Gli Smiths in particolare, già decidendo di attribuirsi come nome del gruppo il cognome più diffuso e popolare d’Inghilterra, fanno capire già dal biglietto da visita la loro personalità; in cerca di un anonimato, di un silenzio in cui poter confessare i propri disagi non hanno intenzione di provocare rivoluzioni, ma solo di non farti sentire solo quando ti senti strano.
Strano perché non sei d’accordo col sistema imperante, infastidito da una politica che non ti rispecchia ma che anzi ti danneggia, strano perché la società non vede di buon occhio chi vuol difendere ad esempio la propria omosessualità, la natura o addirittura la facoltà di ragionare con la propria testa. Morrisey è oltretutto uno dei cantanti più intellettuali che il rock abbia mai visto. Può iniziare a spiegarti una storia d’amore citando con amore Keats o Wilde, metterti davanti agli occhi storie di crimini, dissoccupazione e abuso di minori alleggerendo poi il tutto con un’irresistibile ironia british, cinica e consolatoria allo stesso tempo.
E’ un giovane poeta di famiglia proletaria, alle prese con i tormenti della vita, la sua piccola vita nella Manchester maltrattata dei primi anni ‘80 Thatcheriani. John Marr e gli altri non sono molto diversi dal loro cantore, e ai suoi racconti d’ampio respiro, privi di ritornelli, o strutture prescise, rispondono con un rock pacato e melodioso, ma pronto a trasalire appena il testo raggiunge la sua più alta drammaticità.

John Marr, esclusivo autore della parte musicale, crea labirinti di note senza spigoli degni di Love o Byrds, con cui a proprio piacimento asseconda i saliscendi vocali di Morrisey: segue con una versatilità incredibile i suoi repentini passaggi di toni, che possono andare da quelli di Ian Curtis a quelli di Jimmy Sommerville nel tempo di pochi secondi. Gli Smiths fondano così un alchimia unica, figlia di nessuno, anche se non pochi vorranno reputarsi loro padri o figli adottivi. In realtà questo è uno dei pochi autentici gruppi definibili “Cult-Band”, fenomeni di nicchia della loro epoca, destinati per la propria natura sfuggente a rimanere tali, conservando il loro fascino (e immortalità?) per i posteri riconoscenti e celebranti.

Gli Smiths nonostante il buon successo dei primi tre singoli aspettarono fino al 1984 per pubblicare il fatidico primo LP, ma la gestazione e la realizzazione di questo magnifico debutto sta tutta nell’anno precedente, con il 1984 trampolino di lancio per le nuove avventure di Meat Is Murder. Ma quella sarà un’altra storia.

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Riassunto del Bot

Il debutto degli Smiths nel 1983 rappresenta una svolta cruciale nel panorama musicale, segnando il passaggio dal post-punk al rock alternativo. La band, guidata da Morrisey e John Marr, unisce testi intellettuali e melodie raffinate, offrendo un’alternativa sensibile e autentica alla musica dominante. La recensione sottolinea il valore culturale e l’unicità del loro sound, destinato a diventare un fenomeno cult della scena britannica.

Tracce testi video

01   Reel Around the Fountain (05:56)

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02   You've Got Everything Now (03:59)

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03   Miserable Lie (04:27)

04   Pretty Girls Make Graves (03:43)

05   The Hand That Rocks the Cradle (04:38)

06   This Charming Man (02:42)

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09   What Difference Does It Make? (03:49)

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10   I Don't Owe You Anything (04:04)

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11   Suffer Little Children (05:27)

The Smiths

Gruppo di Manchester formato nel 1982 da Steven Patrick Morrissey (voce), Johnny Marr (chitarra), Andy Rourke (basso) e Mike Joyce (batteria). Attivi fino al 1987, sono noti per le chitarre jangle di Marr e i testi arguti e malinconici di Morrissey; tra i più influenti della musica britannica degli anni ’80.
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