Copertina di The Telescopes As Light Return
ALFAMA

• Voto:

Per appassionati di musica sperimentale, noise, shoegaze e post-punk; ascoltatori di sonorità dark e atmosfere intense.
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LA RECENSIONE

Parte, ma sembrano dei sepolcrali Jesus Mary Chain ? Bene

Un muro.

Un muro nero,liscio, senza appigli,impenetrabile.

Glaciale rumore, freddo,lontano anni luce dalla rabbia giovanile di "Taste".Io sento rassegnazione che si agita in granitiche superfici noise e feedback assassini.

Prendete delle porzioni del primo dei Loop, copritelo di catrame,eliminate le voci e fatelo girare a velocità molto ridotta.

I primi Loop,allora salta fuori l'anima Stooges, Velvet mantrici noise.

Ecco Questo lavoro sbatte la porta in faccia a tutti.

Lontane voci spettrali,tormente elettriche. Tormente figlie di un urlo trattenuto in gola.

Forse figlio delle elettriche esplorazioni del più tormentato Kraut dopo una centrifuga immateriale di noise dark shoegaze. Blues di anime trafitte.

"Una porta in faccia".

Peccato che porte in faccia ne ho prese tante.

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Riassunto del Bot

La recensione descrive l'album As Light Return dei The Telescopes come un muro sonoro freddo, impenetrabile e distaccato. Le sonorità richiamano Jesus Mary Chain, Loop e la sperimentazione kraut, ma prevale un senso di rassegnazione e una chiusura sonora che 'sbatté la porta in faccia' all'ascoltatore. Il voto basso riflette una delusione rispetto a opere precedenti.

Tracce

01   You Can't Reach What You Hunger (03:56)

02   Down On Me (06:58)

03   Hand Full Of Ashes (07:49)

04   Something In My Brain (07:37)

05   Handful Of Ashes (13:51)

The Telescopes

The Telescopes sono una band inglese fondata a Burton upon Trent nel 1987 da Stephen Lawrie. Tra noise, shoegaze e psichedelia, hanno esordito con Taste (1989) su What Goes On e pubblicato il secondo album omonimo su Creation Records, affermandosi con singoli come The Perfect Needle e con lavori successivi tra droni, feedback e sperimentazione.
06 Recensioni

Altre recensioni

Di  sotomayor

 "'As Light Return' consiste in una sapiente manipolazione degli spazi vuoti, con onde sonore cariche di fuzz, feedback e distorsioni che colpiscono dritte al cuore."

 "Lo shoegaze qui non c'entra niente, ma resta una componente emotiva che si esprime anche nelle composizioni più oscure e rumoriste."