Premessa: di Maradona ce n'è uno solo, di Valentino Rossi anche, di Leonardo da Vinci pure. Traslando il discorso sulla musica dico che di signor Dylan ce n'è uno solo. No, non è vero, in effetti ce ne sono due, uno è un tal Bob Dylan (e che c'è da dire su quest'uomo...) e l'altro è sangue del suo sangue, tal Jakob Dylan.
Ora la storia è questa: Jakob Dylan ad un certo punto ha messo su una band, ovvero The Wallflowers. Poteva mettere su una squadra di Football, una di Baseball, un McDonald ma niente... il nostro si è buttato nella musica. Normale, scontato e anche superfluo che si siano immediatamente sprecati paragoni. Mettendosi però anche nei panni del buon Jakob mi viene da immaginare che comunque portare quel cognome ed essere un musicista non deve essere proprio facilissimo. Ma veniamo a noi questo "Breach", lavoro del 2000, che segue il precedente "Bringin' Down the Horse" non è affatto un brutto disco. Non essendo comunque un capolavoro è un buon disco che si inserisce a pieno titolo nel panorama del Rock Americano radiofonico o Poppettaro, come più vi piace, ma senza dubbio un lavoro di qualità. Un lavoro di qualità perché comunque il disco si fà ascoltare più che volentieri e offre anche alcune canzoni accattivanti e ricordabili.
Parlando prettamente di musica e influenze questo disco è figlio di Bruce Springsteen e del grande Tom Petty and The HeartBreakers. Supportato da un'ottima produzione e da validi polistrumentisti ed ex-turnisti il cd si apre con "Letters from the Wasteland", un pezzo che prima dell'esplosione nel ritornello suona abbastanza cupo grazie ad un bel giro di basso (vi è anche la presenza di Frank Black che canta nel ritornello!!!). Il pezzo seguente, "Hand Me Down", ha dalla sua, una bellissima Slide Guitar in pieno Tom Petty style e comunque si fà apprezzare per la bella voce di Jakob. Il ritmo si alza un po' con la seguente "Sleepwalker" decisamente radiofonica (ma non è un'offesa) e accattivante che prende subito per il dialogo che c'è tra le due chitarre e vanta un Chorus che fa muovere il piede sul pavimento. "I've been delivered" è decisamente una bella canzone che si fà notare per un grandissimo lavoro tastieristico di sottofondo ed un cantato quasi da filastrocca. Degna di nota è anche la successiva "Witness", una ballata delicata arricchita da un arrangiamento notevole. "Mourning train" e "Up from Under" sono due canzoni semplici semplici voce e chitarra acustica che inevitabilmente sanno di già sentito, già sentito in altri tempi e modi dal Sig. Jokerman... riportano a quella ballata Folk (prima) Rock (dopo) che ha fatto di Bob Dylan un monumento vivente. "Murder 101" è un pezzo Punky-rock coinvolgente che vede la presenza di Elvis Costello che canta nelle backing vocals.
In definitiva, non un brutto disco. Le tre stelle come voto, giustificano un disco che però manca di personalità. Mi chiedo se senza il sapiente lavoro di membri di Heartbreakers, Jayhawks, Costello e Frank Black, senza il loro apporto di esperienza e talento cosa avrebbero fatto da soli i Wallflowers.
Rimandati.