Copertina di Townes Van Zandt Our Mother The Mountain
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Per appassionati di musica folk e country,amanti dei cantautori profondi e poetici,ascoltatori di musica americana d'autore,studenti di musica e letteratura,chi cerca testi intensi e struggenti
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LA RECENSIONE

E’ davvero sorprendente come nessuno, ma proprio nessuno, conosca questo grandissimo poeta della canzone.

“Townes Van Zandt è il miglior cantautore del mondo; lo direi davanti a Dylan con i miei stivali sul suo tavolino”. Lo disse una volta Steve Earle; il tono di quella frase era sicuramente provocatorio, ma è persino incredibile con quanta fredda indifferenza la gente, tuttora, non porga la pur minima attenzione alla poesia e alla genialità di questo immenso cantautore, solo per il fatto che l’ignoranza regna tra noi sovrana. La sua produzione costituisce una delle spine dorsali vitali della musica statunitense, d’un importanza paragonabile a quella di Dylan, Neil Young o Leonard Cohen. Ha prodotto almeno una ventina di canzoni-capolavoro che lo elevano alla stregua dei più grandi artisti della parola che siano mai esistiti. Nato in Texas da una ricchissima famiglia di petrolieri, il Nostro decise di fare da se la propria vita. Voltò coraggiosamente le spalle agli agi di una facile vita borghese; imboccò invece deciso la via della fatica, del sudore, del dolore.

Una scrittura che è pura e semplice poesia, accompagnata da una voce di rasoio che racchiude le sofferenze e la malinconia di un’intera esistenza. Un animo introverso, solo, incapace di sorridere; il suo viso una maschera di dolore. E’ davvero impossibile ascoltare un suo album se fuori dalla finestra splende il sole.

Van Zandt fu l’artista più disperato e dolce che si sia mai sentito nella musica moderna. Il suo isolamento, la sua vita distante da tutti e tutto, quel suo canto lontano e dimenticato di una storia così triste da fare male al cuore, costituiscono il punto più alto di rassegnazione e crudeltà d’animo che si sia mai respirato nella musica moderna. Al di là di De Andrè e di Cohen, la sua è una disperazione senza fine, lunga una vita intera e senza la pur minima speranza di serenità. Van Zandt è morto d’infarto, solo come un cane abbandonato; a cinquantasette anni se né andato lasciandoci una produzione di inestimabile valore e la testimonianza di una vita di immenso dolore. Era un uomo veramente tormentato dal male di vivere: scompariva per lunghi periodi fagocitato da tremende crisi depressive. Nella solitudine più nera tentò più volte il suicidio e visse per anni nei densi boschi del Tennessee, in una casa di legno da lui costruita.

Profondo e severo. La sua chitarra acustica e la sua voce; spaccando sillabe con luminosa precisione, colando miele amaro in registri gravi. Il country puro e cristallino, si fonde mirabilmente al blues dei padri e alla migliore tradizione folk. Our Mother The Mountain è il suo disco più maturo e potente, impreziosito da violini afflitti e dolci chitarre; uno dei manifesti più alti e nobili del significato contenuto nella tradizione più vera del country. La sua è la miglior visione di questo stile, seconda solo a quella dell’impareggiabile maestro Hank Williams. Ma in questo caso l’allievo si avvicina talmente tanto al maestro che Our Mother The Mountain da l’impressione di essere un’investitura venuta direttamente dal cielo: sembra davvero che lo spirito di Hank Williams sia seduto accanto al Nostro, proprio mentre ci canta questi splendidi pezzi. Inoltre, in tutto l’album aleggia anche il fantasma di un altro grande maestro del passato: il grande padre del folk e di Dylan, Woody Guthrie.

Kathleen, secondo brano dell’album, ci fa interamente assaporare quanto detto fin qui. Il brano è severo e austero, ma nello stesso tempo di una malinconia straziante. Le altre emozioni che questo pezzo riesce a comunicare non si possono davvero spiegare a parole. E’ un brivido dolce e nello stesso tempo agghiacciante. Sulla stessa linea troviamo la morbida e sconsolata Like a Summer Thursday, splendida in quella sua melodia che porta davvero lontano. Ci si imbatte dunque in una delle più belle canzoni che siano mai state scritte: Our Mother The Mountain, ingigantita da quel flauto incantato che la eleva ad una dimensione ultraterrena. Second Lovers Song è invece uno spietato manifesto della depressione che continuamente affligge il Nostro. Ma è a metà di questo già splendido album che Van Zandt ci regala i suoi due più grandi gioielli: prima St.John The Gambler, carezzevole e malinconica ballata che tocca direttamente il cuore dell’ascoltatore se un cuore per la musica ce l’ha. E poi, una di quelle canzoni che vale un’intera carriera o un’intera vita: è Tacumseh Valley, cantata con una voce bagnata di pianto, che si staglia su una melodia assoluta, inafferrabile ma reale, squarciata dall’ingresso di un’armonica che resta inevitabilmente dentro.
Tacumseh Valley non conosce rivali, ha lo stesso peso e importanza di Visions of Johanna di Dylan, Suzanne di Cohen o Ambulance Blues di Neil Young.

Questa recensione non è adulatoria. Rende merito ad un artista ingiustamente sconosciuto, dimenticato persino dai critici. Spero anzi vi torni utile per scoprire ed amare un vero genio, per troppo tempo incompreso e dimenticato.



 

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Riassunto del Bot

La recensione esalta Townes Van Zandt come uno degli artisti più grandi e sottovalutati della musica americana, in grado di fondere poesia e dolore con una maestria unica. "Our Mother The Mountain" emerge come un capolavoro intenso e struggente, ricco di influenze folk, country e blues. Le tracce più significative mostrano il tormento e la malinconia di un'anima introversa e tormentata, dando vita a un album da ascoltare con il cuore aperto. La critica invita a riscoprire questo genio dimenticato e a riconoscere il suo enorme valore artistico.

Tracce testi video

01   Be Here to Love Me (02:39)

03   She Came and She Touched Me (04:04)

04   Like a Summer Thursday (03:04)

05   Our Mother the Mountain (04:21)

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06   Second Lovers Song (02:17)

07   St. John the Gambler (03:06)

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09   Snake Mountain Blues (02:39)

10   My Proud Mountains (05:04)

11   Why She's Acting This Way (05:23)

Townes Van Zandt

Singer-songwriter texano (Fort Worth, 7 marzo 1944 – 1 gennaio 1997), tra le voci più influenti del country-folk e dell’Americana. Autore di brani iconici come Pancho and Lefty e Waiting Around to Die.
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