I T.S.O.L. (“True Sounds Of Liberty”) sono figli degeneri del punk anni '70, alla cui attitudine (si narra che i primi loro strumenti li abbiano ottenuti facendosi chiudere di nascosto in un negozio per poi rubarli e scappare) hanno aggiunto un morboso amore per il macabro in molti testi e una cupezza di fondo che aleggia nei brani, contribuendo allo sviluppo, assieme a gente come i Misfits, dell'horror punk.


Questo “Dance With Me” è il loro primo parto ed è subito ascrivibile a manifesto del movimento e forse apice della loro carriera che comunque, procedendo a singhiozzo, è arrivata ai giorni nostri ed è fatta di undici album, senza dimenticare quella manciata di ottimi dischi a firma Joykiller (ovvero due quarti dei T.S.O.L.) partoriti a partire dagli anni '90 e musicalmente a loro molto affini.

Tra l'altro non dobbiamo dimenticare che questo esordio risale al 1981 e che, trattandosi comunque di punk, ha una produzione e un suono di tutto rispetto che lo ha fatto invecchiare meglio di molti altri suoi simili.


Il leader della band, poi leader degli stessi Joykiller, Jack Grisham, è il sacerdote che officia il lugubre rito. Una cerimonia dove si passa con disinvoltura dalla furiosa vena punk figlia dei Sex Pistols di “Code Blue” (il loro maggior successo), colma di dissacrante ironia dettata dalla lode della necrofilia, fino alla oscurissima “The Triangle”, un opprimente, efficace racconto dalle tinte noir che riesce nell'intento di far sentire il fiato della morte sul collo, come avviene al protagonista della storia.


In mezzo tanti altri sketch di breve durata che prendono a volte strade inaspettate e positive come gli echi dell'Iggy Pop solista che punteggiano “Silent Scream” o altre volte meno riuscite come il lamento di amor perduto di “Love Story”.

Mentre rimangono ancora tracce dell'omonimo e.p. d'esordio, fortemente politicizzato, nella critica socio-politica di “I'm Tired Of Life” e nella stupenda pallottola argentata di “Die For Me”.


Un disco che con il tempo è divenuto un piccolo grande classico del punk, quello più artistico se vogliamo, intinto nell'immaginario gotico dei film dell'orrore e con una copertina spettrale e fumettistica capace di introdurre subito l'ascoltatore nel mood giusto.

p.s. Il leader Jack Grisham era solito usare uno pseudonimo diverso in ogni uscita discografica. Si dice lo facesse sia per vezzo sia per nascondere la sua identità alla polizia. Qui si fa chiamare Alex Morgon.

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