Copertina di Unicorn The Best of Unicorn
Wiserson

• Voto:

Per appassionati di musica anni '70, fan del pop-rock e delle sonorità acustiche, cultori di band dimenticate e collezionisti di album vintage
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LA RECENSIONE

Postulato che normalmente recensire una raccolta è un'operazione che non condivido troppo (si potrebbe soltanto disquisire su quali hit sono state inserite od omesse ed argomentare), in questo caso vorrei fare un'eccezione.

Acquistai il "The Best of Unicorn" attratto dalla bellezza naif della copertina e da quella scritta "Pruduced by David Gilmur", il che mi ha da subito suggerito che, se c'era bisogno di tale indicazione, il gruppo in questione non deve essere stato certamente un fenomeno di vendite e neppure di culto, insomma, una band che all'attivo ha ben quattro dischi (che non ho mai trovato né sentito) persa nell'oblio. Il motivo di tale invisibilità risiede probabilmente nella scelta di una musica pop-rock con chiari richiami  Beatles e Traffic (quelli di "John Barleycorn") molto lineare ed orecchiabile. Peccato che siamo già nella seconda metà degli anni Settanta e i pezzi più acustici dei Supertramp sembrano vent'anni più giovani. A distanza di decenni, però, il disco (sul quale mi baso per dare un giudizio agli Unicorn in generale) risulta assolutamente piacevole all'ascolto, ricco di richiamo anni Sessanta, poetiche melodie accompagnate da archi che dialogano con chitarre acustiche che ben raramente vanno oltre l'accompagnamento. Alcuni più ritmati e scanditi si rifanno al south-rock dei Creedence, ma sempre più dolce e pop. Tra i brani migliori della raccolta ricordiamo "Ooh Mother" breve e dolcissimo brano dominato da cori e archi, "Disco Dancer", la ballata "No Way Out of There", mentre non condivido la presenza della cover dei Creedence "Have You Ever Seen the Rain" né bella né significativa.

Nel complesso "The Best of Unicorn" merita indubbiamente più di un ascolto, forse l'album (e quindi la discografia?) è un po' troppo ripetitiva e "morbida" senza spunti davvero originali ed unici. D'altra parte se in pochi li conoscono un motivo ci sarà. La "colpa" più grande degli Unicorn è certamente aver cercato fortuna sfruttando un filone ormai esaurito (probabilmente al minimo storico sul finire de Settanta) e la cosa fa ancora più rabbia perchè un paio di decenni più tardi recuperare gli anni Sessanta sarebbe diventata una cosa di moda (Beatles, CCR, Simon and Garfunkel ecc..).

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Riassunto del Bot

La raccolta The Best of Unicorn offre un piacevole ascolto pop-rock con chiari richiami agli anni Sessanta e Settanta, ma manca di spunti originali. La produzione di David Gilmour non basta a elevare una band rimasta nell'oblio. Alcuni brani spiccano per atmosfere dolci e melodiche, ma la presenza di cover discutibili e uno stile ripetitivo limitano l'impatto complessivo.