E’ ancora necessario ripetere che gli Uriah Heep vengono spesso dimenticati e sottovalutati nel panorama hardrock dei primi anni ’70? Che non è un triangolo formato da Led Zeppelin, Black Sabbath e Deep Purple solamente, ma che è un quadrilatero in cui gli Uriah Heep hanno la stessa importanza degli altri 3? Che non sono dei meri imitatori dei Deep Purple, anche se avevano la sala prove di fianco alla loro? Che Mick Box non è Jimmy Page e Ken Hensley non è Jon Lord ma che a livello di comporre la musica non hanno eguali? No, non c’era bisogno di ripeterlo, ma ribadire il concetto non fa mai male.
1972: anno di grazia per gli Uriah Heep. Dopo l’enorme successo del capolavoro Demons And Wizards e di un hit come Easy Living, danno alle stampe il secondo ed ultimo capitolo del cosiddetto periodo “mistico”. The Magician’s Birthday chiude infatti ciò che con D&W era iniziato, con una nuova manciata di canzoni straordinarie. Un disco meraviglioso, in cui si naviga in mondi fantastici e lontani, anche grazie ad una cover leggendaria disegnata dal super artista del prog Roger Dean.
Sunrise comincia i cori spaccatimpani del compianto David Byron, altro che New Trolls!!! Un pezzo appassionante, seguito dal bel ritmo di Spider Woman, che è un assaggio di quei pezzettini leggeri che seguiranno nei dischi successivi. La chitarra acustica suonata dal tastierista Ken Hensley in Blind Eye è magica, con l’elettrica di Mick Box a formare una melodia unica. Bella la versione con il flauto di Ian Anderson nel più recente Acoustically Driver, anche se Bernie Shaw non vale la metà di David Byron. Quest’utlimo commuove con il suo cantato in Rain, dimostrando che è stato uno dei migliori cantanti degli anni ’70. Echoes In The Dark è un altro grande classico della band e chi ci ha fatto caso sa quale lavoro faccia il bassita neozelandese Gary Thain in questa canzone, famoso per le sue linee di basso melodiche. Sweet Lorraine presenta un bel sintetizzatore e il batterista Lee Kerslake picchia come un treno. Tales è forse il brano più bello dell’album: mistico, misterioso, acustico, con un cambio di accordi semplice ma azzeccato al massimo. E poi come dimenticare The Magician’s Birthday? Dalla strofa con quella fantastica chitarra elettrica alla cantilena con assolo di kazoo di Kerslake in sottofondo, senza dimenticare la mastodontica battaglia fra chitarra e batteria nella parte centrale, è uno dei momenti più ispirati della band. Un pezzo che degnamente rappresenta tutto un album.
Consiglio a tutti la versione del 2003, cartonata, con 9 bonus tracks e un booklet ben curato, con foto e commenti dei membri della band. Dopo questo album, esce un live celebrativo e poi gli Uriah Heep virano leggermente verso un rock più leggero, pur mantenendosi sempre su livelli dignitosi. Ma il periodo “mistico” del 1972 e dei suoi due album resta inimitabile!