Primo capitolo di una trilogia dedicata a Ulisse, anzi, correttamente, Odisseo, ossia colui che odia, o colui che è odiato, nome indicato dal nonno materno, Autolico, che ebbe da Hermes, messaggero degli dei, l'abilità nei furti.

Gli studi in lettere classiche pervadono l'opera, un romanzare dell'Odissea, con richiami alla Teogonia, "all'inizio fu il caos", dice Esiodo, praticamente l'Antico testamento della Grecia classica, da quel poema nascono gli scritti omerici.

Da archeologo l'autore coglie gli spunti narrativi per narrare come si vivesse, quali riti propiziatori, quali motivazioni per osare o meno fare qualcosa. La guerra è vissuta come una sorta di riparazione/vendetta, le regole sui torti trovano ancora gli spazi dell'agorà, il popolo è l'ultimo decisore.

I richiami sono notevoli, al personaggio di Odisseo si affianca correttamente Penelope e trova spazio la bellezza di Elena, trovo la soluzione narrativa dell'idea del cavallo divertente, oserei dire geniale, per l'intuizione del personaggio.

Trovo la medesima creazione una caduta nella trappola di rendere la lettura più agevole a chi non ha percorso quei sentieri didattici, scrittura scorrevole, stile impeccabile, lo si "beve" in un momento.

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