Copertina di Vår No One Dances Quite Like My Brothers
kloo

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Per appassionati di post-punk, musica alternativa e scene indie europee, amanti di atmosfere cupe e sperimentazioni sonore
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LA RECENSIONE

Sapendo che musica può girare in discoteca e che tipo di persone la varcano, potrei immaginarmi uno di questi luoghi funerei dove la luce sfarfalla a ritmo di grancassa nei tempi preistorici. Rudi cavernicoli dalla postura incerta che scimmiottano lo scimmiottare delle scimmie, che alzano le mani al cielo e gridano “Maughaugha”. Non ci sono sintetizzatori iper-spaziali che strangolano le sinapsi, le tastiere sono lugubri e tetre, creano paesaggi asfissianti e spigolosi. Il ritmo non è da Raver ma comunque agita gli arti e l'ossessività musicale e vocale entra lisergica nelle orecchie. L'inganno sonoro portato dai Var viene alternato da paesaggi elettrici quasi aritmici, come pause rinfrescanti tra una danza industriale e l'altra.

L'inganno questa volta lo porto anch'io. Mi sarebbe piaciuto volare ad altezza nuvole tra questi spettri martellanti e ambienti vibranti, ma di mezzo viene messo in quantità “industriali” (ho fatto pure la battuta), le sonorità tipiche dell' indie rock degli anni '10, dolci nenie e cadenze più lente da ballatona post-atomica, anche nei pezzi ignoranti dove ci si sarebbe aspettato ancor più ignoranza, entrano sospinte dal un vento impetuoso corni e trombe e/o le tipiche chitarrine riverberate che ci hanno accompagnato quasi alla nausea in questi tempi recenti.

Faccio il Silvio di turno e mi rigiro da solo la frittata: il miscuglio di suoni ne esce comunque forte, la pesantezza completa una chitarra un po' insipida, che ha il suo punto di forza nella sua semplicità.

Un sound elaborato ormai da lungo tempo da questa scena Post-Punk Scandinava che si sta espandendo a macchia d'olio anche negli ascoltatori meno affini. La tipica voce sporca e anestetizzata che non lascia molto spazio alla ferocia; l'incubo di sognare il proprio futuro roseo e svegliarsi nel pessimismo di tutti i giorni.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora l'album 'No One Dances Quite Like My Brothers' dei Vår evidenziando la fusione di atmosfere oscure e ritmi ossessivi tipici del post-punk scandinavo. Nonostante la presenza di elementi indie rock, il sound resta coerente e coinvolgente, con tastiere lugubri e un ritmo che, pur non da raver, stimola il movimento. Il mix di sonorità crea paesaggi sonori tetri ma avvincenti, sostenuti da una voce sporca e anestetizzata che amplifica una visione pessimistica ma affascinante.

Var

Var è un progetto musicale danese associato a figure della scena post-punk scandinava. L'album 'No One Dances Quite Like My Brothers' è uscito nel 2013 e viene recensito come un lavoro dark-wave/post-punk con influenze synth-pop; nelle recensioni vengono citati membri come Elias Bender Ronnenfelt e Loke Rahbek e il coinvolgimento dell'etichetta Sacred Bones.
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