Il Paese è reale e non si può far altro che fuggire. Tutto inizia con lo ‘scandalo' degli Afterhours a Sanremo. Mi chiedo che ci sia di scandaloso, forse lo scandalo risiede proprio nel non esserci riusciti ad andare prima, ai tempi di ‘Voglio una pelle splendida', per esempio. Perché a me gli After sono sempre parsi da Sanremo, certo con un approccio differente da Albano e Romina, ma sempre cantabili sotto la doccia. Non capisco, indago.
Viene fuori che c'è una scena di musica Italiana alternativa, e indipendente, e inizio a chiedermi, alternativa a chi? Indipendente da cosa? La panoramica di opzioni che possono delucidarmi i termini alternative/indie si sprecherebbero, quindi lasciate perdere illustri commentatori a seguito di questa rece...
Ma ecco che in coda a tale apparizione ‘divina' e mediatica, arriva un dischetto contenente parte di questa scena musicale. Si parte con il godibile brano di Agnelli. Un sincero flashback dei tempi di ‘Quello che non c'è'. Il lodevole cantautore Paolo Benvegnù, apprezzabilissimo prima nei 90 con gli Scisma e poi con un paio di album da protagonista. Marco Parente altro cantautore pregevole da collocarsi in quella fascia d'età che va dai 39 ai 44 anni. I nuovi De Andrè, Battiato, De Gregori, d'accordo ci sto. Segue uno dei migliori bluesman italici, dalla Sicilia, Cesare Basile... Riepilogando dentro ci trovo qualche nome con musica interessante a seguito, ma niente di nuovo, classe derivativa, e di un periodo artistico che espresso oggi sa quasi di anacronismo. Ma ahimè arriva pure il synth pop nevrotico della Antolini, la nostalgica suite dei Calibro 35. E ancora, la bella quanto inutile ballata acustica desertificata dei A Toys Orchestra, il pankettino italiano degli Zen Circus che nei loro versi invitano pure i parecchi artisti che affollano la scena ad andare nei campi a lavorare...
Sulla stessa linea i Teatro degli Orrori... Ormai le immagini dei campi da arare si sono impadronite dei miei pensieri, e mi chiedo. Ma che sto ascoltando? Basta raccogliere un gruppo di gente, fotografarla per bene, stamparla su un magazine per teeneger e spacciarla per scena musicale e nobile di questo Paese? Sommando a questi Marlene Kuntz, bravissimi per carità, e poi Le Luci delle Centrale Elettrica, i Ministri, e non so quanti altri di nomi ‘nuovi' venuti alla ribalta in questi ultimi anni, cosa c'è d'ascoltare in questo o nei loro dischi? L'ultima scena italica che ricordo è quella degli anni 70 con gruppi che seppur derivativi da quelli inglesi, hanno trovato un loro linguaggio, e cito: Il Balletto di Bronzo, Il Rovescio della Medaglia, Metamorfosi, Pfm, Banco, Le Orme, Osanna, ecc ecc...
Qui mi ritrovo cose carine ma scialbe, senz'anima alcuna. Come dice lo stesso Benvegnù in una sua recentissima intervista, e include anche se stesso, "quello che manca ai gruppi italiani è il coraggio di osare" esprimersi oltre la mera scimmiottatura di ciò che si trova oltre confine. Mi dispiace, ma non ho trovato niente d'alternativo, niente d'indipendente da un sistema che non ha né idee né carisma per poterle esprimere in futuro. Un incubo, reale.
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