Le cose belle hanno un brutto difetto: finiscono.
E pure io che non sono un eccessivo ammiratore del black metal (a parte gli Ulver) devo ammettere che dischi come Welcome to Hell o Black Metal avevano (e hanno tuttora) un certo valore: quello cioè di portare all'eccesso la tendenza estrema che in quel periodo iniziava ad uscire fuori dal guscio e che porterà alla bifronte scena metal estrema attuale (anche se, per quanto mi riguarda, Red dei King Crimson ci è voluto molto tempo per eguagliarlo, in estremismo).
Tuttavia si parla di venti, venticinque anni fa. E il tempo passa. Passa anche per i Venom, della cui vecchia guardia rimane solo il buon (?) Cronos. Dopo una serie di dischini inosservati (e anche un po' inosservabili) e un po' di pausa, il trio tira fuori dalle tasche questo Metal Black.
Non ci siamo. O sono io, o questo cd proprio non funziona.
Canzoni che di estremo nulla hanno (non è un caso se fra i generi non c'è "black metal"), produzione molto moderna, giusto un pochino sporca (gli devo passare certi dischi dei Converge a questi...), pezzi senza mordente, scontati e banali, da titoli come Antichrist, A Good Day To Die, House of Pain, Darkest Realm. Se nei primi dischi c'era quel sottile humor goliardico, qui non ce n'è la minima traccia, o si è satanisti o poco rimane di 'sti pezzi.
Lo stesso Cronos ebbe a dire [parafrasando] "suonando e conoscendo sempre più persone dell'ambiente, ho capito che quello che per me era più che altro uno scherzo o un divertimento, per molta gente è invece una cosa serissima, e ne sono rimasto colpito" tanto da iniziare a fare sul serio. Ma non c'è niente da fare. Di serio, sto cd ha ben poco.
Bocciato.