Copertina di Vince Clarke Songs of Silence
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Per appassionati di musica elettronica, fan del synth pop e ambient, amanti della sperimentazione sonora e della musica meditativa.
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LA RECENSIONE

Quest'uomo non se la tira affatto, al contrario di chi potrebbe vantarsi di essere un padre fondatore e di aver militato in band di electro pop, quali Depeche Mode, Yazoo, o Erasure. e di essere stato oltretutto, anche una leggenda del synth pop.

Clarke oggi è uno sperimentatore con mestiere, che confeziona il suo esordio solista con Songs of Silence, concepito durante l'ultimo lockdown del 2020.

Periodo di sofferenza e di chiusura, che non ha impedito a Vince di spingersi mentalmente oltre i confini di quattro mura domestiche, veicolando la sua sensibilita' creativa e compositiva.

L'archistar del sound sa essere pantera nella giungla elettronica. Il tutto senza alcun intervento vocale del nostro o di qualunque vocalist. La sperimentazione elettronica è quello che sa fare e quello che lo appassiona, non rappresenta di certo la comfort zone che incarna il successo per le masse e per lo star business delle major che gridano al miracolo.

L'album viene generato con suoni elaborati da Eurorack, sintetizzatore modulare degli anni '90 e ogni traccia si basa su una sola nota con una sola tonalità per tutto il tempo. I pezzi equivalgono quindi a narrazioni senza parole, con un senso di lontananza cosmica generata dal synth, con scosse elettriche inserite manualmente. C'e aria di Berlin School.

Cathedral risuona come una sinfonia sacrale che parte proprio con le sue atmosfere angeliche, echi e riverberi, White Rabbit ricalca sentieri già battuti dal maestro e potrebbe apparire come soundtrack di un film noir nei titoli di coda, Imminent dal fascino ipnotico, Red Planet ricorda atmosfere in sospeso fra cielo e terra. come un astronauta che rimbalza sulla superficie di Urano.Lo spazio e la fantascienza sono chiare influenze sulla costruzione nebulosa dei suoni. Colpisce il ticchettio acuto in Last trasmission che svela il testo attraverso il terminale del computer dell'astronave.

The Lamentations of Jeremiah lascia lo spazio a pastosi archi e synth.

Il flusso della musica è decisamente intenso, ma senza ricadere mai nella noia o nella monotonia soporifera. I pezzi hanno una durata di ¾ minuti, cosa alquanto rara nel genere ambient, le cui tracce possono diventare indigeste per una lunghezza eccessiva con un piatto autocompiacimento dronico al seguito.

Il paesaggio sonoro è leggero come un drappo setoso ,delicato e protettivo come grembo materno.

Per fortuna abbiamo maestri come Vince che senza alcuna fretta o desiderio di scalare le classifiche, ci ricordano che la musica sia ben altro. Una musica filosofica ed essenziale, dove la meditazione impera, dove persiste una gioia inquietante, un senso di tristezza di cose che vanno male e che inevitabilmente potrebbero implodere. C'e un misto di contemplazione e perdita imminente.

Clarke non è un cimelio o una reliquia.

Ha 63 primavere da giovane veterano.

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Riassunto del Bot

Songs of Silence rappresenta il debutto da solista di Vince Clarke, padre fondatore del synth pop, realizzato durante il lockdown del 2020. L'album è una sperimentazione elettronica senza voce, con tracce ipnotiche e ambientali ispirate alla fantascienza e alla Berlin School. Le composizioni, costruite su una singola nota, offrono un paesaggio sonoro delicato ma intenso, evitando monotonia. Un lavoro meditativo che riflette un senso di perdita e contemplazione profondo e autentico.

Vince Clarke

Vince Clarke (nato il 3 luglio 1960) è un musicista e compositore inglese, noto per essere stato membro fondatore di Depeche Mode, Yazoo ed Erasure. È considerato un pioniere del synth-pop e un autore di musica elettronica.
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