È un EP di venti minuti, però mi sento lo stesso di dire che maneggiare un nuovo disco di Capossela in meno di un anno rimane comunque una gran soddisfazione.

Quello che mi ha fatto ridere, è leggere ciò che avventati scribacchini sostengono su questo disco, cioè che esso sia l'epilogo del "Viaggio di Capossela nel Medioevo", facendo riferimento a l'eccelso Ballate per uomini e bestie del 2019 vincitore - ricordiamolo - della Targa Tenco per il miglior album in assoluto; quando invece il Medioevo evocato dall'autore del disco era soltanto una metafora per fare della denuncia sociale sul panorama globale odierno, intendendo appunto i tempi moderni come una sorta di Nuovo Medioevo. Va detto inoltre che alcune trasposizioni letterarie di quel disco, erano ispirate alla poesia ottocentesca di Keats e Wilde e ai loro rispettivi Le Belle Dame Sans Merci e La Ballata del Carcere di Reading, per cui un periodo più tardo del Medioevo che, come sappiamo, si conclude dopo il 1400.

Fatta eccezione per Perfetta Letizia, ispirata effettivamente ai Fioretti Francascani del 1200, ma se consideriamo un colosso musicale come Ballate per uomini e bestie e ai suoi settanta e più minuti di durata, parlare di "Viaggio nel Medioevo" azzeccando la frase solo per merito di un pezzo di sei minuti scarsi, diventa tutto davvero troppo avventato e riduttivo.

La vera riesumazione "Medieval/Caposseliana" si trova qui, nel Bestiario d'amore; ispirazione musicale del testo di Richard de Fournival, affresco zoologico a sfondo sentimentale, e derivato poetico dei bestiari medioevali, tradotto in musica da una ballata sinfonica per piano e orchestra dove si snodano dieci minuti di variazioni sul tema armonico principale mentre un'espressiva interpretazione di Vinicio evoca buona parte delle cinquantasette bestie - reali e immaginarie - che fungono da allegoria per il narratore del brano, e alla smania conquistatrice che funge da pretesto nel sedurre la donna amata.

Concludono l'ep, due trasposizioni musicali della poesia trobadorica. Si comincia con La Lodoletta, alias Can vei la lauzeta mover di Bernart de Ventardorn; il pezzo forse più affetto da "Brandaurdite acuta" nel senso prettamente concettuale del termine, dacché palesa la stessa attitudine a rivisitare opere di Musica antica; anche se Angelo si è sempre focalizzato molto sui componimenti rinascimentali, mentre Vinicio ha scelto il Medioevo francese.

La lodoletta però, è il pezzo trobadorico per eccellenza perché è Medioevale sia nel testo che nell'arrangiamento - sorretto dagli arpeggi del liuto, e dalle fiabesche incursioni della viella. In Canto all'alba invece - come nella title-track -, torna il pianoforte, fondendo dunque lirismo trobadorico riadattato, con un basamento musicale che potrebbe calzare a pennello in una qualsivoglia opera discografica, attinente alla canzone d'autore.

Bestiario d'amore va ascoltato perché nel suo contenuto non sono celati punti deboli, ma è tutt'altro che conveniente nel prezzo (il formato in vinile viaggia sui 30 euro), anche se si presenta in una sfavillante scatola rossa, e un libro di presentazione realizzato più pomposamente rispetto ai bestiari cristiani, ma ispirato ad essi in modo fin troppo tangibile, grazie a disegni dalla grafica molto simile a quelli che attorniano i testi medioevali; poi che piaccia o meno, è un problema riguardante i gusti del pubblico. Un ascolto online (magari di supporto all'artista) potrebbe essere la scelta più conveniente per i vostri dubbi.

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