Un capolavoro. Raffinatezza ed ironia, goliardia e lirismo convivono alla perfezione in questo disco, l'ultimo, prima del suo greatist hits (...).
Spazia poco fra i generi, ma crea veri e propri gioielli della canzone propriamente detta. Ci racconta storie fiabesche, grottesche, a volte iperboliche, altre invece altamente poetiche, ma tutte filtrate attraverso una personalità arguta e fine come poche, un disco che non stanca, che offre occasioni di divertimento ed altre di contemplazione che definirei catartiche.
E' lui, il geniale vinicio, che con fare da vecchio gitano ubriacone si diverte a raccontarci storie un po' inventate, in cui però le pur caricaturali sembianze dei protagonisti traboccano di umana imperfezione...
"...ed all'incanto cedo il mio cuor..."
È un'opera completamente estraniata dal concetto di musica, ricorda moltissimo il teatro per certi versi.
Questo album non piacerà sicuramente alle persone che non vogliono essere scosse e disturbate nelle loro certezze.
È la manovella di un vagabondo che arriva un pò quando vuole, armato solo della sua voce torva come un corvo e di una bottiglia di vino buono.
Avete premuto Play e avete aperto gli occhi su un mondo che non vi lascerà per la prossima ora, che vi renderà partecipi della sua vita particolare e folle.
Un contenitore usurato dal tempo e ritrovato per caso: fotografie, lettere ingiallite, ventagli, dracme e rubli, elenchi telefonici sgualciti, storie sbilenche e usurate.
Tanti specchi che riflettono sempre un volto diverso (e talvolta niente).