Esordio per il trio newyorchese - declamato ultimamente a gran voce dalla stampa britannica come la “next big thing” dell’indie rock (ma questa ormai sembra essere la prassi per ogni nuova band che realizza un debut album classificabile come indie, buona o meno che sia) - che è in tour insieme ai Wolf Parade in questo fine 2005. Gli statunitensi We Are Scientists intraprendono la strada percorsa da molte band uscite negli ultimi mesi, come Maxïmo Park, Wolf Parade, Kaiser Chiefs e soprattutto Killers. Brani essenzialmente dance-rock dalla struttura già scritta da mille altre band (su tutte Killers e Bravery) dall’impatto però decisamente diverso.
I brani non sono affatto lunghi (12 episodi per poco più di mezz’ora), pochissime volte hanno una struttura radio-friendly (una base verso-ritornello-verso si ha solamente in “Can’t Lose” e nel singolo “The Great Escape”) e il tutto si lascia ascoltare in maniera tutt’altro che anonima. Ogni singolo brano colpisce secco e deciso l’ascoltatore, concedendo un totale di 4 minuti di tregua per il semplice fatto che i restanti 33 hanno un ritmo molto sostenuto, energico e senza intermezzi particolarmente soft (l’unico è rappresentato appunto dalla fantastica Textbook). “Lousy Reputation” è uno dei pochi pezzi che dalla sua struttura marcatamente radiofonica e orecchiabilissima potrebbero passare tranquillamente in Tv facendo la loro sporca figura. L’opening-track “Nobody Move, Nobody Get Hurt” ha una carica adrenalinica come forse solo i Rakes e i Paddingtons sono riusciti a trasmettere in questa stagione musicale, così come “Inaction” (purissimo e sporchissimo rock’n’roll) e “Cash Cow” (vicino a quel post-punk tanto caro al pubblico inglese degli ultimi anni). Il resto fila via senza infamia e con un po’ di lode, ma non eccessiva. Nonostante siamo circondati da buoni lavori, ormai è difficile gridare al capolavoro.
Ahi come sono lontani i tempi (per fare esempi recenti) di debutti-bomba come Is This It, Definitely Maybe, The Runaway Found, Turn On The Bright Lights, Up The Bracket… Un album decisamente di buon impatto, di buona fattura, dalla struttura non complessa e di conseguenza a tratti orecchiabile, anche se già ascoltata in tantissime e recenti produzioni. Ma chi ha detto che orecchiabilità e dejà-vu coincide con vergogna? Io di certo no.
Il disco può rendere "tristemente allegramente energetica" una giornata.
I We Are Scientists sono riusciti a dare alla loro musica quel tocco particolare che li salva dall'essere etichettati sosia dei sosia.