Un po' ricordano i Muse, un po' riprendono dalle mille mod-band in circolazione, ma comunque sia i We Are Scientists sono riusciti a farsi apprezzare e, oltretutto, sono riusciti a sfornare un ottimo disco che, ok, non rimarrà nella storia, non sarà osannato come un disco dei The Jam ma verrà "ascoltato" e, perchè no, ballato o canticchiato da molti; saranno i riff di chitarra secchi, quasi elettronici, saranno le linee di basso che fungono in molti casi da melodia più che da accompagnamento o saranno i frenetici ritmi di una pazza batteria ma il disco può rendere "tristemente allegramente energetica" una giornata, proprio perchè ha le carte in regola per coinvolgere sin dalla prima traccia... la prima traccia (appunto), "Nobody move, nobody get hurt", fa subito venire voglia di ascoltare tutto l'album fino in fondo, senza interruzioni, essendo molto orecchiabile e ben strutturato sia sul piano canoro che musicale; la batteria diviene lo strumento per eccellenza dando il giusto sottofondo a una chitarra quasi sporca, senza riverberi o altri effetti, e a un basso che spinge, completa e funge da ottimo collante. "Cash Cow", la sesta traccia, è una tra le tante che è riuscita a convincermi di più fin dal primo ascolto; un piccolo fill di batteria da il via a un riff di chitarra ripetutivo ma ipnotico, diciamo da sudarci sopra se fossimo a un loro concerto, il ritornello, pungente, veloce e ben cantato da il tocco magico a tutta la canzone; non so ma, i Muse raffiorano nella mia mente sempre di più, beh, non importa se un lavoro come questo è davvero bello. Dato l'utilizzo dei soli strumenti base per una band (basso, chitarra e batteria), le traccia possono sembrare un pò tutte uguali (soprattutto all'inizio) ma vi assicuro che la bravura e l'ipnotismo che questi tre personaggi riescono a dimostrare vi farà scordare di questo piccolo particolare; ve lo posso assicurare! Da "notare" come il basso diventi, veramente, il solo grande protagonista in pezzi come la commovente e intensa "Lousy reputation" dove, oltretutto, il ritornello "trionfale" è una tra le cose più belle del disco, merito anche degli splendidi coretti da supporto a tutta la parte strumentale di quest'ultimo. La paranoica "Textbook" ha una batteria fantastica, degli stacchi vuoti che vanno a costruire l'angoscia più pura, e delle parti in falsetto del tutto particolari e ben inserite. Se invece, cercate la meglio confusione, andatevi ad ascolatare "Callbacks" o l'ultima traccia, la movimentata e pungente, "What's the word". Il disco può essere un'ottima colonna sonora per film come "Quadrophenia"! Giusto per farvi un'idea...
Per finire, se ci vogliamo intendere: il disco si colloca nell'abito della musica mod, il suono è quello, lo stile è quello, non c'è niente da fare, i Muse e gli Strokes sono stati molto influenzanti, e si sente, ma i We Are Scientists sono riusciti a dare alla loro musica quel tocco particolare che li salva (a mio modesto parere) dall'essere etichettati sosia dei sosia dei sosia. Quindi, vi consiglio l'acquisto di "With Love and Squalor", ne vale veramente la pena! Non importa se uno è un patito dello ska o del rap, davanti a un bel lavoro come questo, nessuno può rimanere indifferente.
Ecco a voi, pubblico non pagante, la tracklist: 1) "Nobody move, nobody get hurt" 2) "The scene is dead" 3) "Inaction" 4) "Can't lose"5) "Callbacks" 6) "Cash cow" 7) "It's a hit" 8) "The great escape" 9) "Texbook" 10) "Lousy reputation" 11) "Worth the wait" 12) "What's the word"
Ogni singolo brano colpisce secco e deciso l’ascoltatore, concedendo un totale di 4 minuti di tregua.
Chi ha detto che orecchiabilità e dejà-vu coincide con vergogna? Io di certo no.