William Shakespeare
Amleto

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Sì, è compensibile. Probabilmente anch’io aggrotterei le sopracciglia o atteggerei le labbra a un sorrisetto sprezzante.

C’è proprio bisogno che io vi parli dell’”Amleto”? No. C’è qualcosa che possa aggiungere ai fiumi d’inchiostro versati per analisi critiche, studi comparati, indagini psicologiche, rimandi storici o riferimenti socio-culturali? Certo che no. Credo forse di saper raccontare in modo particolarmente accattivante (o particolarmente originale) una delle più conosciute opere dell’umanità continuamente citata, vivisezionata e depredata? Ancora una volta no.

Questa pagina è, a tutti gli effetti, perfettamente inutile.

Ma che fare se in questi giorni il mio disgusto verso tutto ciò che mi circonda è intollerabilmente acuto? Che fare se cercassi di prendere il principe Amleto come modello, come fonte ispiratrice dei miei pensieri e delle mie azioni qualora volessi dichiarare guerra (guerra senza quartiere!) a questo mondo? Che fare se volessi parlarvi di alcuni punti specifici della sua storia mettendola in relazione al mio latente (?) desiderio di rivolta?

Semplice, ve ne parlerei. E, nel caso io stesso pensassi che la cosa sia del tutto superflua o persino folle, dirò, come Otello, che “E’ tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti” (o quantomeno fa impazzire me).

Chi diavolo è il principe Amleto?!

Lui è, in potenza, ognuno di noi. O meglio, ognuno di noi vassalli/valvassori/valvassini della decadente ed esausta società/cultura/economia occidentale.

Oddìo, rispetto alla maggioranza di noi, lui è messo un pochino meglio: vive in un castello, è erede al trono del regno di Danimarca e, di certo, non fatica a sbarcare il lunario.

Ma il principe Amleto è roso da un tarlo.

Certo, suo padre il re è appena morto in circostanze sospette e lui non sa farsene una ragione; certo, sua madre la regina si è immediatamente risposata con Claudio (zio di Amleto, fratello del suo defunto padre e, grazie a questo matrimonio, nuovo re) e questo gli dilania le viscere: “Oh Dio! Una bestia, a cui manca il discorso della ragione, avrebbe pianto più a lungo!”. Ma il fatto è che questo tarlo sta imperversando e allargando il suo raggio d’azione sulla coscienza stessa che Amleto ha della vita umana, divorando tutto il legno delle impalcature, dei ponteggi, dei retaggi culturali che lo tengono ancora agganciato al suo presente: “Oh Dio! Oh Dio! Come tediosi, vieti, insipidi e non profittevoli sembrano a me tutti gli usi di questo mondo! Come l’ho a schifo!”.

Chiunque sano di mente (e in buona fede), chiunque (arrivato nell’età della “ragione”) ha provato, almeno una volta, questo senso di trivialità, di impostura, di terribile inerzia delle cose di questo mondo. E, nei momenti in cui si percepisce tutto questo, le parole dei Polonio (“Non dar voce ai tuoi pensieri, né la tua azione ad alcun pensiero smisurato), dei Laerte (“La miglior salvezza sta nella paura), dei Claudio (“Perché quel che noi sappiamo dover essere, perché dovremmo noi, nella nostra petulante opposizione, prenderlo a cuore?”), sanno di inaudita beffa, diventano, più che acque termali che narcotizzano i nervi, gocce che riempiono, una dopo l’altra, il vaso del cuore esasperato.

Quello che accade di rado è però arrivare al punto di non ritorno, a quella linea che, una volta varcata, fa di noi qualcos’altro. Il principe Amleto la trova quell’ultima goccia e la trova nello spettro di suo padre: simbolo di tutti i vili tradimenti (passati, presenti e futuri), di tutte le sordide iniquità (passate, presenti e future) che appestano questo letamaio che chiamiamo mondo e che gridano vendetta, il fantasma rivela al figlio il segreto della fine della sua vita terrena per la viscida mano di Claudio e gli chiede di regolare i conti: “Addio! Addio! Ricordati di me”.

Ma la natura del principe Amleto è quella di un uomo che spacca il capello il quattro, un uomo nel quale il lavorìo dell’intelletto fa da continuo contrappeso al turbine delle passioni. La vendetta, nelle sue intenzioni, avverrà solo al momento opportuno.

Nel frattempo, per celare i suoi propositi, crederà sia “Conveniente affettare un umore fantastico” dinnanzi a tutta la corte. Ma come è lucida la sua artificiosa follia!

Una mente accesa da una visione soprannaturale, da un obiettivo ben chiaro e da uno stato d’animo di (auto-imposto) delirio continuo: Amleto raggiunge un grado di illuminazione superiore che spazia dal disilluso (“Il mondo è una vaga prigione, in cui vi sono molte celle, carceri e segrete; e la Danimarca è una delle peggiori”) all’esistenziale (“Io potrei esser confinato in un guscio e ritenermi re dello spazio infinito, se non fosse che faccio cattivi sogni”), dal sarcastico [vedere le sferzanti (e divertentissime) risposte date a Polonio nel II e III Atto] all’immortale [quì dovrei citare quella cosina che è il monologo dell’ “Essere o non essere…”, ma è troppo inflazionato (oltreché facilmente rintracciabile) e, quindi, glisserò].

Ci sarebbe, per la verità, l’amore di Ofelia (“La vaga Ofelia”): l’ultima offerta che il mondo potrebbe ancora elargire per mutare in qualche modo il corso del destino di Amleto.

Non è chiaro (e questa ambiguità, questa interpretabilità è una delle più grandi virtù di tutta la produzione shakespeariana) se Amleto la sacrifichi sull’altare dei suoi progetti di sangue, se la ritenga in qualche modo collusa ai consiglieri di Claudio oppure se la voglia proteggere allontanandola dal suo percorso che sente inevitabilmente diretto verso un epilogo cruento; sta di fatto che la fanciulla sarà scacciata in malo modo (“Vattene in un convento; perché vorresti essere generatrice di peccatori? Io stesso sono discretamente onesto, ma potrei accusarmi di tali cose che sarebbe meglio che mia madre non m’avesse mai partorito […] Va’ per la tua strada, in un convento”) e, non reggendo al dolore del suo cuore spezzato (sia per l’amore negatole da Amleto sia per l’involontario assassinio di suo padre Polonio perpetrato proprio dal principe di Danimarca) , impazzirà prima e morirà suicida poi.

Ma Amleto si fa ancora degli scrupoli. Lo spirito che ha visto “Potrebbe essere un diavolo […] Che m’inganna per dannarmi”.

Se la nostra rivolta contro il mondo sarà totale, ricordiamoci (come Amleto) di far leva sulla psicologia e utilizzare le arti o i mezzi di comunicazione per ottenere informazioni, per stanare la coscienza dei potenti e per fugare quel che resta dei nostri dubbi. La compagnia teatrale a cui Amleto farà recitare l’assassinio di un re (tale e quale a quello che lo spettro di suo padre gli aveva raccontato di aver subìto in vita) e al quale Claudio reagirà scappando trafelato non sopportandone la vista, sarà la prova definitiva.

Definitiva ad un livello intellettuale, ma ancora non sufficiente per generare un’azione: è possibile che avremo bisogno di esempi per deciderci finalmente ad imbracciar le armi. Il principe Amleto li trova in Fortebraccio (re di Norvegia) e nei suoi soldati che, contendendo un piccolo lembo di terra al re di Polonia, mettono a rischio le loro vite, senza troppi sofismi, solo per una mera questione di prestigio; lui, che avrebbe motivi molto più validi per tramutare il suo proposito di vendetta in un atto, comprende quanto sia “Un codardo scrupolo pensare troppo minutamente alla riuscita - un pensiero che, diviso in quarti, non ha che una parte di saggezza e ben tre parti di codardìa”.

Ma ricordiamoci anche che nulla andrà come crediamo di poter preventivare, nulla disattende maggiormente i propositi degli esseri umani come i ciechi colpi della Sorte e dunque, come dice Amleto, bisogna essere pronti, sfidare gli “Auspici […] Se è ora, non è a venire; se non è a venire sarà ora; se non è ora, pure verrà; l’esser pronti è tutto”.

Se la nostra rivolta terminerà come la carneficina dell’ultimo Atto dove tutti i personaggi principali (Amleto compreso) renderanno l’anima a un qualche Dio, se noi stessi saremo un semplice predellino per il successivo regno a venire (come sarà quello di Fortebraccio), se il prezzo da pagare sarà alto e ci sembrerà, in punto di morte, tutto inutile non facciamoci troppo caso.

L’inutilità è l’essenza delle cose per cui vale la pena vivere e tutte le altre, quelle stimabili o quantificabili, non sono nulla, sono solo la crusca delle cose che ci nutrono davvero: sono solo il resto, dove tutto, come nel sonno eterno, “E’silenzio”.

Questa DeRecensione di Amleto è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/william-shakespeare/amleto/recensione

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Commenti (Undici)

Cialtronius
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Questa pagina è, a tutti gli effetti, perfettamente inutile.

ne sei certo?
quanti utenti del deb credi che abbiano letto l'Amleto? il 10%? forse il 5...
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Non so, ma è un'opera che in un modo o nell'altro (se non tutta, almeno in parte) si conosce per via delle continue citazioni, rimandi o ispirazioni... e, se non la si conosce, lo si può fare molto meglio da qualche altra parte che non in questa pagina..questo volevo dire
Cialtronius: certo che si conosce e magari qua siamo anche oltre il 5-10%
tuttavia la "gente" dell'amleto sa solo che è quello che dice essere o non essere tenendo un teschio in mano
e se sono un minimo perspicaci, discorrendo, può accadere che dicano perfino, con pertinenza, l'espressione "dubbio amletico".
CosmicJocker: tra l'altro è un falso che "l'essere o non essere" venga detto con un teschio in mano..
Il monologo viene detto all'inizio del III Atto e il teschio appare solo nel V quando Amleto parla con i becchini.
imasoulman
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io l’ho letto
BËL (00)
BRÜ (00)

imasoulman: vale?
CosmicJocker: penso proprio di sì...
imasoulman: letta...chiave di lettura interessante oltrechè ben ben speciosa (in senso positivo, chi usa la testa leggendo e facendosi una sua propria chiave, giusta o sbagliata che sia, ha sempre il massimo del mio rispetto). Diciamo che, non ce ne fossero altri mille, lo scopo della Tragedia - dai Greci in qua - è sempre quello di mostrarci il mondo nelle sue brutture per cercare di sollevarci da esse. Amleto è più che mai tragedia personificata, meta-tragedia in cui tutti noi per forza di cose ci troviamo 'dentro', con tutte le scarpe. Sarà magari per questo che dura da quasi cinquecento anni la sua fama (e di chi - di chi? - la scrisse...)
CosmicJocker: "Amleto è più che mai tragedia personificata, meta-tragedia in cui tutti noi per forza di cose ci troviamo 'dentro', con tutte le scarpe": perfettamente d'accordo. E' proprio per questo che, per parlare dell'Amleto, ho scelto un taglio ben preciso attraverso il quale narrarlo (o almeno narrare le parti che mi sembrava soddisfacessero la chiave di lettura scelta). Non avrebbe avuto molto senso snocciolare solamente i fatti che si possono facilmente andare a pescare (se qualcuno non li conosce). Certo ho dovuto (anche per ragioni di spazio) omettere alcune scene (quella del cimitero con i becchini per esempio), parlare parecchio di striscio di alcuni personaggi (come la regina) o addirittura, alcuni, non citarli affatto (Orazio)..
imasoulman: e mica c'era bisogno di raccontarla! per quello c'è il Wiki-bignami...;) Mi ha sempre affascinato la costruzione del personaggio di Ofelia, altro esempio di scuola per rappresentare l'impossibilità dell'amore. ecco, bisognerebbe proprio fare un compendio (in letteratura, cinema, musica di questo tema: 'è più grande l'amore o l'impossibilità dell'amore? chi ha generato più capolavori?')
CosmicJocker: Beh, beh, perchè non incominci a buttarre giù qualcosa per questo compendio?
Sai che secondo me Ofelia (per quella sua bellezza e psicologia un po' sfuggente e fanciullesca) era uno dei più evidenti punti di riferimento di Gautier per costruire le sue donne?
imasoulman: guarda mi piace talmente l'idea che potrei davvero tornare a scriverci due cazzatelle, adesso per prima cosa mi concentro sul titolo della 'rubrica'...;)
imasoulman: che ne dici di: 'L'amour...toujours (ou jamais?). X-piccole riflessioni sull'amore e sull'impossibilità di sè medesimo' ? (fa cagare, eh? ma senza titolo, non parto neanche a scrivere...;)))
CosmicJocker: Trovare il titolo giusto è una delle cose più difficili (si in effetti questo non mi convince molto ;))..nel tempo ho sviluppato una tecnica: cerco di pensarci il meno possibile e poi, mentre sto facendo altro (che so, pulire casa, dar da mangiare alla micia o lavandomi i denti), ecco che arriva..
joe strummer
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Una lettura imprescindibile
BËL (01)
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joe strummer: to die, to sleep
No more; and by a sleep, to say we end
The heart-ache, and the thousand natural shocks
That Flesh is heir to?
odradek
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Beh, forse il 5 è esagerato, mi sembra un'opera un po' irrisolta, poi il finale è telefonato. Il 4 abbondante ci sta tutto. Comunque bravino, l'autore, da tenere d'occhio.
BËL (03)
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CosmicJocker: ma tu odra, forse inconsciamente, lo stai paragonando a Baricco (ne parlammo già, ricordi?) ed è normale che al suo confronto Shakespeare appaia un po' approssimativo..
CosmicJocker: ma tu odra, forse inconsciamente, lo stai paragonando a Baricco (ne parlammo già, ricordi?) ed è normale che al suo confronto Shakespeare appaia un po' approssimativo..
Carlos
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Come buona parte di Shakespeare, mai apprezzato molto, anzi. Io e lo spirito poetico d'Albione abbiamo ben pochi punti di congiunzione, per quanto siano stati e siano molto importanti per me.
BËL (01)
BRÜ (00)

Carlos: Poi il discorso sulla Vanità che è un po' la conclusione è la scala di valori con cui chiudi è un dilemma simbolo tra '500 e '600 e viene sviscerato accuratamente da pensatori non sistematici in modo molto più mirabile e di sicuro più voluto di quanto appaia qui nell'Amleto a mio parere, che in un certo senso è la rappresentazione letteraria e teatrale di un contrasto socio-culturale, ma che non guarda di certo più in là del proprio tempo a mio parere, per quanto sia molto interessante. Quel che rimane è la poetica e, come detto, non trova in me un grande estimatore
Carlos: E la scala di valori l*
Carlos: Ps: In quello che ti ho detto ho volutamente tralasciato il territorio della psicologia dei personaggi. Mi fa venire l'orticaria il solo pensiero.
Cialtronius: la penso abbastanza come te
WS fu sì un grande ma bene o male in ambito POP
è come i beatles
è come michael jackson
CosmicJocker: "il territorio della psicologia dei personaggi. Mi fa venire l'orticaria il solo pensiero": mi ricordavo di questo tuo sentire, però fammi dire che in Shakespeare secondo me ciò che è centrale sono le relazioni tra i personaggi e il loro scrutarsi dentro. Ci sono anche, evidenti, intenzioni, di evidenziare (come dici tu) contrasti socio-culturali del suo tempo, ma non è la cosa più importante nelle sue opere.
Parlando esclusivamente dal punto di vista artistico, dal punto di vista teatrale per me superava il suo tempo in ogni direzione per la costruzione dei personaggi (superando le imposture bidimensionali dell'arte elisabettiana), per quella ondivaga vaghezza nel tratteggiare alcune scene che le rende (tuttora) vitali e fresche, per quel mescolare temi (e linguaggi) alti con temi (e linguaggi) bassi, ecc. ecc.
Secondo me, non sono invecchiati altrettanto bene i "Sonetti": credo che quelle forme rigide e schematiche del verso di allora comprimano troppo il suo genio..
CosmicJocker: "evidenti intenzioni di evidenziare" fa proprio cagare..
Carlos: Mah le cose che ci vedi come punti positivi in un'ottica artistica magari sono mai viste nella letteratura inglese del suo tempo, non certo in quella europea (andando anche al di là del teatro). La freschezza di alcune scene lo riconosco, ma bastasse questo per farmelo piacere...per quando riguarda i contrasti socio-culturali non parlo della volontà di Shakespeare, che non si può certo sondare come se fosse un artista nostro contemporaneo, ma parlo dj ciò che emerge da un punto di vista dei contenuti da ciò che scrive tutto qui. Io mi limito al fenomeno e, appunto, alle relazioni tra i personaggi, non certo alla psicologia.
Carlos: Per quanTo riguarda*
CosmicJocker: Per farmi capire bene cio che vuoi dire, dovresti andar più nel dettaglio dicendomi cosa non ti convince nella sua gestione delle relazioni tra i personaggi..
Carlos: Non dico nemmeno che non mi piaccia quello. Dico che quando ho scritto dei contrasti socio-culturali parlo dei contenuti che emergono e dei rapporti tra i personaggi. Era allo per dirti che non parlo della volontà di Shakespeare. Infatti prima non ho criticato negativamente quella parte: ho solo detto che non erano una particolare novità nel panorama letterario (a livello generale) dell'epoca.
CosmicJocker: Ah ok, a livello generale posso anche essere d'accordo che non siano una novità (anche se, come dicevo, a livello teatrale in Inghilterra lo erano)..quello che è rivoluzionario è il modo di parlarne, voglio dire: l'inerzia della vita, lo smembramento dei rapporti umani o il "male di vivere" (chiamiamolo così) erano già stati affrontati (direttamente o di scorcio) dai Cechov, dagli Ibsen o dagli Strindberg per esempio, ma il modo in cui lo fa Beckett (che, per la mia modestissima opinione, ritengo il drammaturgo più importante del '900) è rivoluzionario..dico tutto questo non perché sia Shakespeare eh, ci mancherebbe altro che uno non possa avere un' opinione divergente su un autore (foss'anche ormai entrato nel canone) che non risuona in lui..anch'io, per esempio, un Ibsen lo reggo a fatica (nonostante alcune pièce gli siano riuscite particolarmente bene)..
Carlos: Capisco quello che dici. Per me tutto alla fine si riassume in quella che in modo mirabilmente sintetico definisci "ondivaga vaghezza nel tratteggiare alcune scene che le rende (tuttora) vitali e fresche". Amo le zone d'ombra e le parole che contato dette a mezza bocca per carità, ma è esattamente quella che a tratti può apparire freschezza o vaghezza o inconsistenza che a me fa storcere il naso. Magari non ho la sensibilità adeguata ma io non trovo in questo il suo punto di forza, anzi forse la sua debolezza per quanto sia quello che riesce a renderlo un po' senza tempo non so...a volte mi chiedo: ma se tutte le mille analisi che hanno fatto delle opere di Shakespeare fossero infine pretestuose e davvero fosse in realtà "ben poco" a conti fatti?! A volte è un dubbio che mi attanaglia leggendolo. l'Amleto all'epoca lo lessi e poi lo rilessi ma niente, come altri pezzi di Shakespeare. A oggi che mi rimane positivo sotto ogni profilo sono il Macbeth, Il Mercante di Venezia e, so che sembra strano a dirsi, la Tempesta: ma in realtà questo mio apprezzare la Tempesta è segno di quel che ti dicevo: la leggerezza la ritengo più che giustificata da un punto di vista concettuale, ancora più che in Sogno di una Notte di Mezza Estate, che invece ancora oggi sebbene l'abbia straletto ancora non riesce a convincermi, per quanto lo trovi interessante. Amleto invece mai mai preso.
Carlos: le parole che contaNo*
Carlos: Insomma: sta "'ondivaga vaghezza" è il punto forte e allo stesso tempo il punto debole che non mi fa piacere Shakespeare per come vedo io le cose. Ecco tutto.
ALFAMA
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Mai letto, conosco giusto la scena del teschio.
Però conosco la Storia di quel Moro di Venezia.
Ma io non faccio testo leggo poco e quindi questa pagina troppo lunga la salto a pie' ( opppure a piè ) pari
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Grazie comunque del passaggio buzz..
A proposito di Shakespeare, questo della Third Ear Band lo conosci?

Third Ear Band - Music From Macbeth 1972
ALFAMA: ma certo che si
HOPELESS
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Thou Hamlet.
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: I need a Helmet..
HOPELESS: hahaha, great!
Almotasim
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"Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere". E un plauso al Giocoliere Cosmico e alla sua buona stella, mi sovvien, or ora, come cosa giusta. C'e' del buono sul W(/D)eB.
BËL (01)
BRÜ (00)

Cialtronius: sappiamo ciò che siamo SECONDO NOI

no perchè secondo UN ALTRO tu non sei quello che credi di essere

l'ha detto Pirandello mica io
imasoulman: un Cialtronius che conosce a menadito 'Così è (se vi pare)'...;)
CosmicJocker: Timidamente ringrazio Almo..e poi, da teatrante, quando mi danno del giocoliere/giullare/buffone sono sempre contento..
Almotasim : Giocoliere, giocoliere!
sfascia carrozze
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Quindi mi sta dicendo che la prossima settimana dovrei proprio andare a vedere lo spettacolo a teatro, visto che (casualmente) esso verrà portato in scena proprio in quel di sfascialandia?
No, (me) lo dica.
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Assopuffamente si..e mi lasci dire che ultimamente, a proposito di Sciesspir, ho visto una delle più belle versioni del Macbeth che mi sia mai capitata di vedere e veniva da una compagnia che, se non proprio da Sfascialandia, veniva dall'isola che la contiene..
MACBETTU
lector
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Sarà pure bello, ma in questo momento non c'ho tanta voglia di guardarmi film comici....
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Sei sempre un burlone..lo sai benissimo che in questo disco ci sono pennellate pregne di ilarità..
Caspasian
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5 stelle ad Amleto e, specialmente al tuo fondato disgusto per quello che ci circonda. Portarsi Amleto sulla bocca vuol dire "combattere" contro il visibile e, ancora più, contro l' invisibile. Ce ne vorrebbero di complottisti-esoteristi come Amleto...
BËL (01)
BRÜ (00)

CosmicJocker: Dovremmo fondare un gruppo rivoluzionario: gli Amletisti!

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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