"Avanti il prossimooo!!! Ma che è sto caldo ahò?!? Ginaaaa... il caffè porca putt*°§!! E tu chi sei? Come si chiama la tua band? I Kaiser chi?!? Naaa... mi dispiace amico, la zazzera bionda non va più di moda e poi non sei canadese! Già, canadese: Montreal, il francese, l'inglese, la foglia d'acero, l'odio per gli americani, il freddo assurdo e l'Hockey su ghiaccio, hai presente? L'indie rock di qualità adesso s'è spostato: Metric, Arcade Fire, New Pornographers, Stars. Basta con voi ragazzi pallidi e rachitici del Regno Unito. Mi dispiace. E' stato comunque un piacere... salutami il tossico dei Babyshambles, si bravo, proprio quello che assomiglia a pausa-merda di American Pie".
Ok... tutto sto popò d'introduzione tanto per creare un'atmosfera incasinata, come dovrebbe essere per ogni indie rock band di qualità che si rispetti. Volendo passare ai "dati tecnici" del gruppo in questione, che ultimamente si sta prendendo il lusso di aprire tutti i concerti agli Arcade Fire, si può dire benissimo quanto segue: i Wolf Parade rappresentano attualmente per la Sub Pop una boccata d'aria fresca. Un sound che finalmente riesce a liberare per qualche decina di minuti l'etichetta in questione dal country, dai versi sussurrati, dal folk, dalle parti di slide guitar tutte tristezza, polvere texana e sguardo sudista. Se siete stufi di Iron & Wine, se il nuovo degli Holopaw vi ha lasciato insoddisfatti allora ecco un consigliatissimo ed efficiente cambio di rotta. Se l'ultimo dei Love As Laughters vi aveva incuriosito e dentro le vostre vene non smettono mai di fluire i riff dei Pixies, allora questo è ciò che fa per voi attualmente.
Niente romanticismo, niente fiori né tantomeno tramonti di fine estate. Solo stupende progressioni che suonano come le più belle cantilene del nuovo millennio ("Modern World") o raggi chitarristici veloci e imprendibili ("Ground For Divorce"). Insomma se uno come Isaac Brock, leader dei Modest Mouse, che attualmente pur essendo bruttino e non troppo simpatico decide di portarti a registrare in uno studio a Portland in tutta fretta per far sapere al mondo ciò che lui stesso ha ascoltato in anteprima, beh... allora non serve aggiungere altro credo. Il disco suona molto come una originale via di mezzo tra
"Funeral" dei già citati Arcade Fire e qualcosa di più lo-fi, qualcosa che rimanda ai Grandaddy degli esordi e le tracce danno sempre l'impressione che dopo la registrazione del brano i quattro del gruppo abbiano finito di bere quello che avevano lasciato dentro i loro bicchieri. "Apologies To The Queen Mary" rappresenta il tentativo fallimentare di intrappolare una sana e distorta anarchia pop-rock dentro la ragnatela del preconcetto che oggi tutto è noia e riciclo nel mondo del rock. Traccia numero 7, "Shine A Light" minuto 1:50, la chitarra selvaggia è riuscita finalmente a penetrare anche lungo
il canale digerente. Bene.
A questo punto ci starebbe a pennello una piccola citazione, quindi eccovi serviti...
Time Magazine: "Wolf Parade is one of Canada's most anticipated indie albums of the year".
Credo di aver scritto anche troppo. Che ci fate ancora seduti?!?
La più frizzante delizia generata dalla odierna scena Indie.
I tormentati lamenti del duo vocale evocano atmosfere claustrofobiche in uno stato tra euforia, cacofonia e disperato cinismo.