(Venus in Furs VS prof. L*** PARTE DUE. La recensione -purtroppo- risale al 10/10/2005)
Pitchforkmedia, il tiranno della scena indie rock, li adora. Il “Times Magazine” li ha classificati tra i “Canada’s Most Anticipated Indie Albums Of The Year”. Il New York Times li ha già definiti la band dell’anno. Eccessivo? Forse No. Soprattutto se la band in considerazione è la Wolf Parade, la più frizzante delizia generata dalla odierna scenda Indie.
Formatosi nel 2003, il quartetto di Montreal (Canada) grazie ad una veemente azione dei bloggers, ha dapprima conquistato con l’omonimo – auto-prodotto - EP la scena musicale d’oltreoceano e ora si prepara a conquistare anche questa parte di mondo, con l’album d’ esordio “Apologies To The Queen Mary”. Come i loro connazionali Arcade Fire, i Wolf Parade non propongono niente di particolarmente nuovo: riff d’influenza pixiesina, chitarre sporche e propensione per loop ossessionanti e crescenti (la bellissima "Shine a Light") melodie confusionarie tra delirio e sublime ("I’ll Believe In Anything"), ballate anomale d’ ispirazione post-Bowie ("It’ s a Cure"), inclinazione per il teatrale tra Frog Eyes e Modest Mouse ("Dear Sons And Daughters Of Hungry Ghosts").
Ma non scambiate i Wolf Parade per la semplice – seppur riuscita – simbiosi di quello che c’è ora di buono sul panorama musicale. L’elemento che contraddistingue questa band da molte altre è il duo vocale Boenckner-Spencer. I tormentati lamenti, che essi modellano evocano atmosfere claustrofobiche, (Dinner Bell, una delle più belle ballate degli ultimi tempi), in uno stato in limbo tra euforia, cacofonia e disperato cinismo. Scoperti, lanciati e prodotti da Isaac Brooks (Modest Mouse), I Wolf Parade sono la summa di quello che c’è di meglio c’è stato negli ultimi anni sulla scena rock: dai Velvet Underground agli Arcade Fire.
"Wolf Parade rappresentano attualmente per la Sub Pop una boccata d’aria fresca."
"Apologies To The Queen Mary rappresenta il tentativo fallimentare di intrappolare una sana e distorta anarchia pop-rock dentro la ragnatela del preconcetto."