Copertina di Wolfmother Wolfmother
Antmo

• Voto:

Per appassionati di rock classico e hard rock, fan di band anni '70, ascoltatori curiosi di sonorità vintage con un tocco contemporaneo
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LA RECENSIONE

È sempre difficile esternare e buttar giù a parole tutto quel casino di sensazioni che ti da l'ascolto della musica – diosanto che pessima introduzione da sega mentale! -  che sia un concerto, un disco, un cd, una fottuta cassetta nel walkman e persino il suono gracchiante della chitarrina che hai dimenticato nello scantinato dall'86 (se ci sai fare!). In fatto di gusti musicali io personalmente non sono categorico: mi avvicino ad ogni nuovo disco con l'ingenuità di un bambino di tre anni ma già so che "dopo" non sarà più un semplice 'ascolto spassionato' bensì un vero e proprio approccio culturale, quasi antropologico, che necessita dei dovuti "distinguo" – bruttabrutta questa, non miglioro affatto! -. Ok, mi rendo conto di esagerare. Perché poi come la metto con l'inspiegabile entusiasmo che nutro oggi per questi sconosciuti Wolfmother?

Appunto, chi cazzo sono i Wolfmother? Vi giuro che non lo so. Ho delle amichette troppo in gamba (davvero, favolose!) che hanno messo su questo disco durante una cena prenatalizia ("Anto, sentiti questi che sicuro ti piacciono. Li ha portati il Costa di ritorno dall'Australia ma poi Martina gliel'ha fregati subito!"). Una hard rock band di stampo 70s i Wolfmother, suoni massicci e quel piglio accattivante - "catchy" - in più che te li fa piacere al primo ascolto. Roba già sentita milioni di volte ma che prende senza sembrare un plagio, che cita a più non posso (Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple e giù di lì) senza sputtanarsi perché lo senti subito che è genuina e animata da una sincera infatuazione per QUEL TIPO di Rock. Insomma vuoi per le droguccie mescolate al buon vino e alla cena deliziosa, i Wolfmother fanno parlare, fanno discutere, sono oggetto d'indagine e alla fine piacciono. Prima di tutto perchè sono in tre ma fanno un casino della madonna e si mangiano i compaesani (imbolsiti fighetti post-Strokes) Jet e Datsuns. Anzi, meglio ancora: suonano come i White Stripes con un basso, una chitarra in più ed una batterista decente (però Meg ha due tette favolose e sul piano dell'appetibilità sessuale non teme rivali!) che virano bruscamente verso i classici degli Zeps e dei Sabbath, intrippandosi con testi neo-mitologici tipo La Storia Infinita, Lo Hobbit ed Il Signore degli Anelli. Mettici pure una sorta d'attitudine garage (ma di suoni garage in senso stretto nei Wolfmother non ce ne sono, intendiamoci) disincantata e piuttosto free, sposata alla classica forma-canzone e alle robustezze hard. La voce acida, magnetica, quasi buttata a caso, appoggiata con metriche convulse e poi di colpo trascinante e potente dietro i quattroquarti pieni della batteria; sbrodolii di organo che intessono tappeti in cromatica con i riff di basso e le chitarre, in tutte le salse e suonate con gustosa competenza.
Vuoi il riff in box quadrato stile Sabbath? Eccoti "Woman". Preferisci un dirigibile in fiamme? "Colossal". Il deliquio da space-rock ti manda in estasi? "Joker and The Thief". Il retrogusto della sabbia in bocca ti fa pensare allo stoner? Ingoia "Desert". Un folk con l'ossatura in titanio, può interessare? "Where Eagles Have Been". E ancora, uno spleen acido che sembra un outtake da Led Zeppelin II? "The White Unicorn". Oppure ti basta una chitarra stomp-stronza à la Jack White per farti muovere il culo? Cogli "Apple Tree".

Messa così vi sembrerà un gran bazar, una compilation preparata a tavolino ma è invece il bel disco d'esordio di questi stracazzuti Wolfmother, tenuto insieme da una coerenza di fondo: attingere a piene mani dalla rimasticata tradizione blues, folk e soul dei 70s mantenendo una propria sensibilità che è moderna, fresca e appassionante. Tre stelle perché "in fondo non suonano nulla di veramente originale". Tre stelle e mezzo perché "si però il disco è davvero 'fico'". Quattro stelle perché delle ninfe ti versano altro vino e ti invitano a ballare...
ps. E che si fotta il mio "approccio culturale-antropologico"! Questo è "approccio" e basta.

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Riassunto del Bot

La recensione esprime un forte entusiasmo per il debutto dei Wolfmother, sottolineando come la band riesca a far rivivere il rock anni '70 con energia genuina e freschezza. Pur non essendo originale, l'album convince per l'impatto sonoro e il rispetto delle radici musicali. Ogni traccia richiama grandi classici del rock, mantenendo un approccio moderno e appassionante. Il giudizio finale è molto positivo, con una valutazione di 4 stelle.

Wolfmother

Wolfmother è un gruppo hard rock australiano formato a Sydney nel 2004 da Andrew Stockdale. Il debutto omonimo (2005/2006) li porta al successo internazionale; Woman vince il Grammy 2007 per Best Hard Rock Performance. Seguono tra gli altri Cosmic Egg (2009), New Crown (2014) e Victorious (2016).
07 Recensioni

Altre recensioni

Di  Esattore

 Il rock è appena risorto, ed è risorto alla grande.

 Questo disco è enorme. Quasi all'altezza dei grandi capolavori dei gruppi a cui si ispira.


Di  Torre Ste

 Nulla di nuovo in queste tredici tracce, ma suonate da un gruppo di tre uomini con una tecnica che in questi anni è difficili trovarne.

 Questo disco è la dimostrazione che il vero cambiamento musicale si può avere solo con i vecchi generi musicali ormai morti.


Di  Nicolazzz

 Per me è veramente un album indegno, indegno di essere pagato sette dollari e indegno di essere chiamato album.

 Dopo il primo ascolto mi sono chiesto: 'ho comprato un disco dei Sabbath senza saperlo?'