Copertina di Wong Kar-Wai Angeli Perduti
Caspasian

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Per appassionati di cinema d'autore, cult movie lovers, amanti del cinema asiatico e delle storie introspettive
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LA RECENSIONE

E quella corsa in moto, alla fine del film, con il vento che ti taglia la faccia e che ripulisce scorie d'inganni, la felicità nel buttarsi in un abbraccio fetale con la prospettiva di una salvazione da esser coinvolti in situazioni un po' complicate, tipo essere killer per caso o scontrare la propria ecletticità con la carne, sperando di conquistare evanescenza.

Tutto poi parte dalla noia, per far passare il tempo, per scordarsi il "cosa cazzo ci sto a fare qui", temporeggiare lo scopo del gioco. La spersonalizzazione è affrontata d'istinto, ci si incrocia, ci si riconosce, si rimanda il contatto animico schiavi ancora dell'alienazione.

La curiosità è inconsapevolezza che fa i suoi danni materiali, inevitabili nella crescita, aspettando "rotture" trascendentali che trasformino coscientemente la sete invisibile.

Meraviglioso è il movimento della camera che si muove oniricamente negli incubi metropolitani e immortala eterni momenti di solitudine. I dialoghi intimi, telegrafati, fanno contralto con le cruenti vicissitudini stradaiole. Gli inseguimenti della caccia all'uomo si affiancano alla spietatezza di uno scandaglio intimo di "muta" intesa verso se stessi: "Ieri papà è morto..."

Chi semo? Che famo? 'Ndo annamo?
Borgata alla mandorla acida... Ma non importa, in questo momento "siamo felici..."

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Riassunto del Bot

La recensione evidenzia la poetica intensa di Angeli Perduti, con la sua rappresentazione della solitudine urbana e dell'alienazione. La regia onirica e i dialoghi intimi catturano lo spettatore in un viaggio tra inseguimenti, riflessioni esistenziali e momenti di purificazione emotiva. Un film che esplora l'identità e la crescita interiore, bilanciando violenza e delicatezza. La sintesi tra scene di strada e introspezione rende l'opera un capolavoro del cinema asiatico.

Wong Kar-Wai

Wong Kar‑Wai (Shanghai, 1958) è un regista e sceneggiatore di Hong Kong. Cresciuto a Hong Kong dal 1963, è noto per uno stile visivo ipnotico e per i temi di tempo, memoria e desiderio. Ha collaborato spesso con il direttore della fotografia Christopher Doyle e con attori come Tony Leung e Maggie Cheung. Ha vinto il premio per la regia a Cannes nel 1997 con Happy Together.
11 Recensioni

Altre recensioni

Di  fuggitivo

 Ricorrente nel cinema di Wong Kar-wai è l’impossibilità di vivere i propri sentimenti, quella pigrizia che lascia portare alla deriva e in ultima analisi solitudine.

 Per me è il capolavoro del regista (superiore anche a "In the Mood for Love"), ma molto probabilmente faccio parte della nicchia.