Yak
Pursuit Of Momentary Happiness

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Quello di sacrificare sé stessi in nome dell'arte è ormai diventato quasi un cliché, in una scena musicale dove il sensazionalismo è spesso messo davanti a qualsiasi cosa, anche alla musica stessa.

Non è il caso degli Yak, in particolar modo del frontman Oli Burslem: lui in bancarotta ci è andato davvero, ed è finito a dormire in auto, dopo un incontro con Jay Watson (Pond, Tame Impala) che ha portato ad una serie di infruttuose sessioni di registrazione nello studio di Kevin Parker, compagno di band dello stesso Watson. Rientrato in patria, Burslem dopo diciotto mesi si è rimesso a lavoro: stavolta la scintilla (quella giusta) è scoccata con Jason Pierce degli Spiritualized, che ha convinto Oli a lavorare con la produttrice di Bjork, Marta Salogni, nonché con la Third Man Records di Jack White.

Ed il risultato è favoloso, nettamente superiore al già più che buon esordio di tre anni fa "Alas Salvation". Il nuovo "Pursuit Of Momentary Happiness" è un album sontuoso, vissuto, ispirato, e riesce a catturare perfettamente l'enorme energia ed abrasività dei live della band britannica. Salogni fa un lavoro stratosferico nel donare la perfetta atmosfera ad ogni singolo brano dell'opera, opera assolutamente non banale e che propone tante atmosfere diversa l'una dall'altra.

C'è un blocco di brani che fa dell'immediatezza la propria bandiera: ne fanno parte l'opener "Bellyache" (con qualche punto di contatto con gli stessi Pond), le chitarre grungy della successiva "Fried" e del violentissimo singolo "White Male Carnivore" (Jack White avrà sicuramente sorriso compiaciuto) e lo scatenato psych di "Pay Off Vs The Struggle". Un tantino derivativa forse la sola "Layin' It On The Line", che a va a perlustrare territori già ampiamente battuti dai migliori Kasabian, ma è davvero un difetto di poco conto.

Per il resto, troviamo gli Yak perfettamente a loro agio nell'arte dell'osare: la titletrack è una languida ballad dream pop, "World Fail Me" pesca nei sesssanta più autoriali, "Encore" lambisce lidi jazz e la chiusura "This House Has No Living Room" (con la graditissima collaborazione di J Spaceman degli Spiritualized) fa sua la lezione degli ultimissimi, strepitosi Arctic Monkeys e la rielabora con gran successo.

Uno dei dischi più belli di questo primo scorcio di 2019. I sacrifici di Burslem sono stati pienamente ripagati, e con gli interessi.

Brano migliore: This House Has No Living Room

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Commenti (Uno)

proggen_ait94
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mi sto ascoltando qualche pezzo ma non mi ispira, dai Tame Impala più saporiti ma mi sembrano sempre evitabili. Troppo retrò
BËL (01)
BRÜ (00)

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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