Copertina di Yes Yessongs
the green manalishi

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Per appassionati di progressive rock, fan storici degli yes, collezionisti di vinili live, amanti della musica anni '70 e critici musicali
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LA RECENSIONE

Uno sconosciuto alla batteria…si vocifera che abbia imparato il repertorio in 3 giorni. Un nanetto dall’ugola d’oro dietro al microfono, un tastierista ex sessionman con i capelli lunghi fino alle chiappe e il mantello scintillante, il solito spilungone burlone al Rickenbaker e quell’altro alla chitarra, nei suoi giorni migliori. Gente che urla, l’impazienza nei loro cuori, nei fischi di approvazione. Gli applausi ad acclamarli e caricarli e poi…l’incantata tastiera di Rick The Magician Wakeman, con il glorioso Opening (Excerpt from the “Firebird Suite”), e il pubblico esplode, così come la band irrompe con una grande versione di Siberian Khatru, uguale al disco, ma forse più emozionanate  perché dal vivo, appunto. Assaporiamo qui, dunque, la perfetta armonia fra le voci di Jon Anderson, Chris Squire e sporadicamente Steve Howe, il leggendario assolo bacchiano di Rick Wakeman e diamo il benvenuto ad Alan White, un grande batterista destinato a non lasciare mai più la band, completando così ciò che da molti è ritenuta essere la formazione classica.

Oramai gli Yes sono consacrati a leggenda…di questo si tratta. E di magica leggenda è intrisa ogni nota di questo Yessongs, che come un diadema tempestato di gemme e perle preziose, che suggella la trilogia d’oro degli Yes, la cui carriera ha raggiunto già uno dei punti più alti. Solo una formazione in forma come questa può infatti sfornare una tale versione di Heart Of The Sunrise, dall’intro hardprog, al cantato dalle liriche di grande effetto (Sharp distance / How can the wind with its arms all round me…), fino al pianoforte da brivido nel finale, il tutto supportato dal grande basso in evidenza di Chris Squire.
Le sleeve notes ci segnalano che Perpetual Change è ancora suonata con Bill Bruford dietro le pelli (oh, che assolo di batteria!), come ai cari vecchi tempi, e difatti nulla smentisce la grandezza del pezzo: Steve Howe fa faville, allungando la durata del brano con il suo assolo. L’intro di And You And I comincia con il sintetizzatore di Wakeman accompagnato dalla slide guitar di Howe e si riallaccia al vecchio intro di accordi per chitarra. Forse in questo brano l’unica pecca è la voce, registrata in modo non proprio ottimale.

Mood For A Day, che apre il secondo LP, ci fa dimenticare tutto, nella sua atmosfera a metà fra il classico e lo spagnoleggiante. Cogliendo l’occasione, Wakeman promuove il suo primo album solista, suonandoci pezzi di Catherine of Argon, Jane Seymour  e Catherine Howard, da The Six Wives Of Henry VIII, che sfociano in uno dei suoi stravaganti e meravigliosi assoli che mischiano anche qui pezzi classici con il progressive più incontaminato. Roundabout è fantasmagorica come nel disco, con quell’organo di Wakeman…indescrivibile. I’ve Seen  All Good People è stata messa lì apposta per emozionarci, con quella specie di mandolone, in Your Move, che suona divinamente Steve Howe e i coretti perfetti, per poi esplodere con il rock nella parte omonima della canzone. Long Distance Runaround collegata a The Fish, vede anche qui la presenza di Bill Bruford. Serve ancora aggiungere che l’esecuzione è più che perfetta?

Terzo Lp: un lato solo per Close To The Edge, come a sancire l’importanza del brano e l’imponenza della band nell’eseguirla da vivo.  Poteva finire così? No, non senza la versione variata e super allungata di Yours Is No Disgrace e poi quella genialata di Starship Trooper: Life Seeker è il mitico main theme, poi il velocissimo arpeggiato di Disillusion e infine il trionfo con Würm, tre accordi di puro genio, con il flenger della chitarra, il successivo assolo e la grande scelta di introdurre una parte di sintetizzatore. Aver assistito dal vivo a uno show di questo genere deve essere stato qualcosa di sublime. Se poi ci aggiungiamo il grande coraggio di questa band di pubblicare un live in un triplo vinile, cosa non da poco per quei tempi (1973), il tutto confezionato in uno dei più splendidi lavori che Roger Dean abbia mai illustrato, possiamo eleggere questo live ad uno dei più importanti del Pogressive. Alcuni, forse i più pignoli, lo hanno eletto a preludio di quei due album successivi, che tanto sono riusciti a spaccare le opinioni di pubblico e critica. Ma a noi non ce ne frega niente. Alla fatidica domanda:“Fu vera gloria dunque?”, noi risponderemo senza esitazione: “Sì, indubbiamente”.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Yessongs come un capolavoro live degli Yes, prodotto nel 1973 con la formazione classica che include Alan White. L'album triplo emoziona per l'interpretazione perfetta di pezzi iconici come Heart Of The Sunrise, Siberian Khatru e Close To The Edge, e si distingue anche per l'artwork di Roger Dean. Un disco che consacra gli Yes nella leggenda del progressive rock.

Tracce testi video

01   Opening (excerpt from "Firebird Suite") (03:47)

03   Heart of the Sunrise (11:34)

04   Perpetual Change (14:12)

Leggi il testo

05   And You and I (09:37)

07   Excerpts From "The Six Wives of Henry VIII" (06:37)

Yes

Gli Yes sono una delle band simbolo del progressive britannico, fondati nel 1968 a Londra da Jon Anderson e Chris Squire. Famosi per suite epiche, una quantità industriale di cambi di formazione e per le copertine visionarie di Roger Dean, hanno scritto la storia con dischi come 'Close To The Edge', 'Fragile', 'Relayer' e (volendo litigare) anche per il periodo pop.
57 Recensioni

Altre recensioni

Di  R13569920

 Yessongs è un live strepitoso ed un manifesto del periodo, tra i migliori album live di ogni tempo.

 Steve Howe è praticamente sempre in assolo, ma fa anche tutti gli accordi: un fuoriclasse assoluto del progressive.