Copertina di :zoviet*france: Eostre
Rocky Marciano

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Per appassionati di musica sperimentale, amanti dell'ambient e industrial, ricercatori di sonorità innovative e atmosfere rituali
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LA RECENSIONE

Dopo alcuni secondi un muro di suono spesso e scuro si è già dileguato, il battito incessante di un martellante ritmo rituale si insinua in pochi secondi nel sistema nervoso, il suono è storpiato, pare giungere da sottoterra, suoni simili a note di flauto strozzate e strumenti a corda andini rimbombano, reiterati crescono in intensità come trasportati da un vento caldo e secco, una voce intona canti che paiono preghiere e invocazioni, "Shout The Storm" sembra appartenere realmente ad un' altra concezione di suono, antica quanto il mondo, nuda e calda come il ventre della terra.

Il suono unico degli Zoviet France appare disgregarsi davanti a noi ogni volta, è qualcosa di organico, vivente, distorce ogni percezione sul concetto suono, è continua stratificazione e sconvolgimento sensoriale, lercio, laido, minaccioso e intatto.

"Eostre" è l' ennesima e devastante dimostrazione dell' essere sempre e comunque avanti, di continuare a sperimentare le infinite possibilità del suono con i mezzi più minimi e poveri a disposizione, un brano come "Gustr" è semplicemente inspiegabile, percepirne ogni suono è impossibile, la storta e frastornante massa si muove verso prospettive sconosciute e sproporzionate, in "Regn" i battiti lenti ed emaciati di soffocanti tamburi tribali risuonano come immersi in spazi aperti e deserti illuminati da una fioca luce livida, non si è in grado di percepire quanto il ritmo sia vicino o lontano da noi, un' altra prospettiva offuscata.

Ogni brano del disco emana sentori e colori primitivisti, ancestrali e psichedelici, la serenità straniante e malinconica di "Pearroc" e "Bell", la battente ostinazione febbricitante di "Cad Goddeu" o l' assoluta e disarmante bellezza di "Angelus", flauti di legno, suoni arrancanti somiglianti a serpenti a sonagli, scampanellii ipnotici ed un ritmo tribale affannoso e dolorosamente spezzato, fratturato, pare un rituale di guarigione disperato e stranamente fascinoso.

I colori in "Cirice" si dissolvono, un mesto bianco e nero sembra l' unica gradazione cromatica abbinabile a questo intorpidente e cullante baratro, un pianoforte letargico e fluttuante è immerso in un non-suono spettrale, tutto resta immobile, pare di vedere materializzarsi davanti a se la scena onirica dell' Accattone di Pasolini, tutto è sospeso, corpi morti nudi tra le macerie, una processione funeraria avanza lentamente sotto un sole di rame, "Cirice" appartiene al mondo delle ombre, piazzata lì subito dopo l' apertura selvaggia e vitale di "Shout The Storm" fa ancora più impressione, ma le impressioni e le prospettive nel mondo sonoro della Francia Sovietica non esistono, sono solo barriere da abbattere.

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Riassunto del Bot

Eostre di :zoviet*france: è una potente esperienza sonora che combina ritualismo, suoni ancestrali e sperimentazione estrema. Il disco si distingue per la sua capacità di evocare atmosfere oscure, primitive e ipnotiche, con una stratificazione sonora viva che coinvolge profondamente l'ascoltatore. Ogni brano esplora nuove prospettive sensoriali e musicali, mantenendo un equilibrio tra tensione e bellezza malinconica. Un album che conferma la capacità del gruppo di innovare nel panorama della musica sperimentale.

Tracce

01   Shout The Storm (00:00)

02   Cirice (00:00)

03   Hymen (00:00)

04   Gustr (00:00)

05   Kirke (00:00)

06   Pearroc (00:00)

07   Regn (00:00)

08   Bell (00:00)

09   Cad Goddeau (00:00)

10   Wajis (00:00)

11   Angelus (00:00)

12   Neptune (00:00)

:zoviet*france:

:zoviet*france: è un collettivo inglese di musica sperimentale nato a Newcastle upon Tyne nel 1980. Attivo nell’area ambient/post‑industrial, impiega manipolazione di nastri, found sound, strumenti trattati e strutture iterative. Tra i membri storici figurano Ben Ponton e Robin Storey. È noto anche per packaging artigianali e soluzioni grafiche non convenzionali.
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