The Autumn Effect, uscito il 16 Agosto 2005, è il primo LP dei 10 Years, band formatasi a Knoxville, in Tennesse nel 2002; l'album è in realtà un ampliamento dell'Ep Killing All That Holds You, uscito nel 2004.
L'album si presta bene all'ascolto, ne basta uno e già alcuni brani ti entrano nella testa, e ti ritrovi a canticchiarli girando per casa, tuttavia il disco pecca in longevità e, dopo un po' di tempo passato ad ascoltare questo album, viene voglia di cambiare musica.
Tuttavia il disco rimane comunque un buon prodotto, la band, contando è il primo vero e proprio album completo, mostra buone potenzialità, pur senza incantare.
Il sound dell'album è abbastanza malinconico, a evocare quella malinconia spesso portata dall'Autunno (come d'altronde ci dice già il titolo di questo CD), non mancano dei buoni riff di chitarra in alcune canzoni e un buon uso della batteria; parlando di stile si nota l'influenza di gruppi come i Tool e gli APC, anche se i 10 Years non raggiungono il livello dei loro "maestri"
L'album parte con l'opening song "Waking Up", a mio avviso una delle canzoni migliori del disco, "Fault Line" e "The Recipe", mantengono il livello alto, queste canzoni parlano in maniera non molto originale, ma diretta, di un rapporto amore-odio; "Cast it out" invece sorprende in negativo, il sound di questa canzone sa di già sentito, e trasmette poco o niente all'ascoltatore.
"Wasteland", canzone sullo sfruttamento e sui diritti umani, è la canzone che più di tutte ha reso l'album famoso, ed è considerata una delle migliori del disco.
Dopo "Wasteland", si passa a "Season To Cycles", una classica canzone riempitiva, che non comunica molto all'ascoltatore, invece Half Life, canzone sul tradimento e sull'inganno merita senz'altro di essere ascoltata, ed è in mio parere la canzone migliore del disco.
"Trough The Iris", che è stata scelta, discutibilmente, come secondo singolo dell'album dopo Wasteland, passa nell'anonimato, così come "Empires".
"Prey" invece sembra ridare vigore all'album, dopo che le ultime canzone sembravano aver tolto lo slancio; con "Insects" e "Paralyzing Kings" si ritorna in un certo anonimato, sembra che la band abbia finito le idee e vada avanti per inerzia.
La traccia di chiusura, "The Autumn Effect", rievoca appieno l'atmosfera autunnale dell'album, e funge da commiato, con appuntamento al prossimo album.
In sintesi il mio giudizio è positivo: un 6.5, la band ha buone potenzialità, ciò lo si nota in alcune canzoni, però tende a ripetersi troppo, e l'album perde troppo presto il suo slancio, pur rimanendo nel complesso un discreto lavoro.
A volte scimmiottano i Tool, ma mai eccessivamente, devono aver compreso bene la fine di quei gruppi.
Dopo il secondo ascolto già avrete qualche melodia nella testa o qualche bel riffone di chitarra da mimare.