Io penso che pochissimi dischi come "Quale destino per noi?" e il successivo "Strade smarrite" raccontino così bene certe storie. Oggi parliamo quindi di un "vent'anni dopo" di quel capolavoro che i Banda del Rione davano alle stampe una ventina d'anni or sono.

Immaginiamoci con che cuore pesante gli skinhead hanno raccolto la memoria di un disco così. Immaginiamoci che gli siano scorsi davanti agli occhi vent'anni in cui loro ogni mattina si alzano già stanchi e arrabbiati. Venti anni di diffide e daspo, venti anni di risse e bevute, venti anni di concerti e militanza, venti anni di cantieri e fabbriche. Venti anni in cui i motivi per cui non ti appendevi erano due: la tua famiglia, tua moglie e i tuoi figli, e poi il punk. L'Oi!. venti anni in cui ciò che ti dava la carica di andare avanti era quel disco lì, quel monumento, quella leggenda: "Quale destino per noi?".

E poi quei grandi artisti - perché di questo stiamo parlando - che erano i Banda del Rione avevano una caratteristica che in pochi altri hanno avuto: riuscivano, raccontando le loro vite, a raccontare quelle di tutti. In questo disco io e chissà quanti altri appassionati di punk abbiamo impresso gli anni dell'adolescenza, serata passate a trattenere le lacrime di rabbia, quelle serate in una sala prove di periferia, quelle serate quando la manifestazione è finita e rimane qualche brutto ceffo in giro; quelle serate con "due amici e una ragazza di cui ti puoi fidare". Anche so operai sottopagati non lo siamo mai stati.

Gli Attaccabrighe partono con la title-track, un manifesto generazionale, un testo talmente poetico che non teme il confronto con tanti cantautori. La reinterpretazione è meno energica e epica dell'originale ma va alla grande. "Lotta" se la spartiscono Sempre Peggio e Sacro Cuore, per una versione che alza l'energia e il grezzume, mantenendo la "classe" che i Nostri erano capaci di imprimere nelle loro canzoni; lavorano sulla ritmica del ritornello in modo magistrale. I leggendari Nabat reinterpretano "Gronda Il Sudore" con il loro stile non estremo e tirano fuori una cover molto buona; infatti un punto a favore di questo disco è che non è solo uno scimmiottamento dell'originale bensì in ogni brano si sente la personalità delle band. Ai Pretesto spetta l'onerosa "Lei", che racconta Torino in un modo mai fatto prima, ma per quanto sia molto interessante come brano onestamente non apprezzo del tutto la scansione metrica dei versi che viene scelta, per quanto il brano che è un capolavoro rimanga anche in questa versione ottimo. Gli storici Klasse Kriminale se la giocano con "Birra", un brano simbolo della "poetica Oi!" dei Banda del Rione: la voce sporca rende giustizia al tema trattato e si sente un'impronta vagamente più rock and roll. Gli Ultimi suonano una delle mie preferite (ma in realtà le preferisco tutte) ovvero "Non Ti Sei Fermato Mai": ci mettono il loro stile non troppo estremo e il tipico timbro, smussando l'andatura super spigolosa e veloce di questo brano; non amo particolarmente il modo in cui reinterpretano il ritornello ma è indubbiamente una reinterpretazioni originale, interessante e buona. Si torna in pista quanto a cattiveria con i grandissimi e ultra granitici Plakkaggio che suonanao "Te Ne Vai" con il loro stile tagliente tipicamente speed metal. "Eterno amore" se la accaparrano i grandi Azione Diretta, con una rivisitazione nitida e abbastanza stardard.

"Quale destino per noi?" è uno di questi dischi che mi è entrato dentro come pochi altri e sentire tutte queste band che si impegnano per un grande tributo è commovente. Il voto che possiamo dare a questo disco ovviamente tiene conto del fatto che sono tutte cover, diciamola così, ma cover che raccontano una delle più belle storie della cultura italiana dal '900 ad oggi.

"Quel muro è ancora lì". Voto: 77/100.

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