Il secondo capitolo della trilogia magica degli Ain Soph, conosciuto come II, si svela come una tenebrosa epopea in cui le forze nascoste si espandono come un oscuro vortice. L'ingresso di Claudedi, Crucifige, Emma e Katia amplia il cerchio degli iniziati, mentre l'enigmatica copertina, in un giallo che richiama le profondità dell'occulto, replica la grafica della sua antecedente cassetta, rivelando la Tavoletta dell'Unione del sistema di Enoch, la sinistra sintesi delle tavolette che custodiscono i segreti dei quattro elementi primordiali: acqua, aria, terra e fuoco.

Dal punto di vista musicale, le coordinate rimangono ancorate al misterioso richiamo del primo lavoro, ma le sonorità si stratificano come antichi incantesimi tessuti nelle ombre. L'atmosfera persiste come un oscuro rituale, risuonando come una sorta di messa satanica, un'invocazione a esseri ineffabili. Forse si potrebbe accostare il richiamo di questi suoni ai primi lavori dei Current 93, ma solo come un'oscura sensazione, poiché gli Ain Soph possiedono una loro distinta e riconoscibile melodia infernale. Quest'opera, un monumentale lavoro di oltre settanta minuti suddivisi in tre lunghe composizioni, evidenzia una maggiore maestria nella manipolazione dei suoni, un effetto ancora più potente rispetto all'ottimo esordio, creando un'atmosfera che evoca un autentico "sinfonia dell'orrore".

La prima traccia, intitolata "Prima Chiave", svela riferimenti enigmatici al linguaggio "enochiano", la cui leggenda narra della sua rivelazione da parte di un angelo a John Dee e Sir Edward Kelly. Una voce posseduta recita testi esoterici, avvolta da cupi rimbombi e sonorità occulte, instillando un senso di terrore primordiale. Gli altri brani, immersi in atmosfere che si spingono oltre i confini del dark-ambient e dell'industrial, contribuiscono a dipingere un paesaggio sonoro in cui le ombre danzano tra i segreti dell'ignoto.

Sul piano estetico, II"emerge come il capolavoro indiscusso della trilogia, un frammento di bellezza oscura inciso nell'eternità, testimone di un'arte che si nutre delle tenebre stesse.

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